Archivi per Siamosoci

Pare che il fenomeno del Crowdfunding stia finalmente attirando l’attenzione di sempre più professionisti anche nel nostro Paese. Una buona occasione per parlare del futuro del Crowdfunding in Italia sarà “Crowdfuture – The Future of Crowdfunding”, una convention realizzata da Nois3Lab in partnership con RomaStartUp, che si terrà Il 27 Ottobre 2012 presso l’Università La Sapienza di Roma.

L’evento rappresenta un incontro fondamentale per tutti i professionisti e gli appassionati al tema che vogliano confrontarsi sul tema “Crowdfunding” con alcuni tra i maggiori esperti a livello Italiano e Mondiale. Tra gli speakers, infatti, interverranno: Dan Marom (autore del best seller “The Crowdfunding Revolution”), Dario Giudici (SiamoSoci), Maurizio Sella (Smartika), Claudio Bedino (Starteed), Alberto Falossi (Kapipal), Markus Lampinen (GrowVC), Chiara Spinelli (Eppela), Alessantra Talamo (Sapienza – IdeAct), Ivana Pais (nuvola.corriere.it), Oliver Gajda (European Crowdfunding Network) e molti altri.

Tra i partner a supporto della convention segnalo nomi altrettanto illustri (l’evento è sostenuto anche dal colosso dell’Open Source Mozilla)

Il programma della giornata è stato diviso in due parti: durante la mattinata si svolgerà la conferenza, in cui interverranno i vari ospiti con i loro contributi, mentre nel pomeriggio verranno tenuti diversi Workshops, dove professionisti e partecipanti alla convention potranno confrontarsi riguardo varie tematiche:

  1. Crowdfunding: idee, community, seed capital per le start-up di social
    innovation.
  2. Massimizzare le opportunità di fundraising nell’era digitale.
  3. Crowfunding per il gaming.
  4. Crowdfunding for Open Projects (in lingua inglese).
  5. Donazioni 2.0: il crowdfunding per il non profit.
  6. RicostruiamoCi (Il tema del workshop è la ricostruzione delle zone colpite da catastrofi naturali).
  7. Come creare una campagna di crowdfunding.
  8. Special Event: Crowdknitting.

Come si può vedere il programma è denso e ricco di spunti interessanti, che sono stati intelligentemente divisi per targhettizzare audience diverse e permettere che gli workshops siano una vera possibilità di dibattito e confronto.

L’evento che ha più attirato la mia attenzione è certamente quello riguardante il “Crowdknitting”, un fenomeno di cui non sapevo nulla e che invece sta riscuotendo un buon successo presso gli appassionati di fashion, arte e design. Il termine nasce da un progetto del blog Pensierifattiamano.it e si focalizza sull’espressione artistica legata al mondo della maglia nel contesto delle nuova forma di street art denominata Yarn Bombing. “Pensando alla modalità di esecuzione e sviluppo del progetto, soprattutto in termini di condivisione, ci è sembrato naturale creare le condizioni per estendere l’esecuzione delle installazioni progettate a tutte le knitters che avessero voluto contribuire. Da questo presupposto è nato il nome del progetto CrowdKnitting, dal termine crowd, utilizzato spesso in ambito marketing per creare neologismi che definiscano attività con una forte componente di condivisione e collaborazione.” La mission di Crowdknitting per crowdfuture sarà quindi la visualizzazione del concetto “crowd” e delle potenzialità che emergono da essa. Il workshop ha l’obiettivo di creare, in collaborazione e condivisione, progetti di Yarn Bombing che caratterizzino ambienti urbani, sostengano iniziative sociali, perseguano attività di guerrilla knitting e craftivism (craft + activism).

Chi volesse sostenere l’evento, può farlo tramite la piattaforma Eppela, per chi invece volesse semplicemente partecipare agli workshops, i tickets sono disponibili su www.crowdfuture.net/tickets.

Per ulteriori informazioni sull’evento consiglio di visitare il sito all’indirizzo www.crowdfuture.net, o di visionare il breve video introduttivo all’evento:

A presto,

Massimiliano

Il Crowdsourcing è quell’approccio che prevede di utilizzare come risorse – per la risoluzione di un determinato problema – un grande gruppo di persone o una comunità, grazie ad una “Open Call”, che prevalentemente avviene tramite Internet. Il Crowdsourcing è stato “storicamente” utilizzato anche come una “leva di marketing aggiuntiva” (aggiungendo alle classiche 4P del prof. Kotler anche la P di partecipazione) nelle strategie di marketing aziendali più raffinate.

Da un pò di tempo a questa parte però, si parla sempre più di una delle ultime declinazioni del Crowdsourcing, ovvero il Crowd funding, specialmente in relazione al “caso Pebble Technology”, la start-up di Palo Alto che ha da poco “disintegrato” tutti i record riguardanti i fondi raccolti grazie a questo tipo di approccio.

Il Crowd funding, detto anche Crowd financing o Crowd sourced capital, è quell’approccio che permette ad un soggetto, un’impresa o un’organizzazione di finanziare il proprio progetto grazie ad un grande numero di piccole donazioni, solitamente ottenute grazie ad Internet.

Pebble Watch: la start-up dei record

Come detto prima, in tema di Crowd funding la star del momento è Pebble Technology, la start-up californiana che ha saputo raccogliere (nel momento in cui sto scrivendo) circa 6 milioni di dollari per trasformare in realtà il progetto “Pebble Watch”, uno smart-clock che può connettersi via Wi-fi ad uno smartphone (grande notizia, non importa se basato su iOS o Android), visualizzandone e-mail, tweet, aggiornamenti di stato su Facebook, ma anche eventi sul calendario e previsioni del tempo.
Gli inventori di “Pebble Watch” volevano creare un orologio che visualizzasse tutte le informazioni chiave del proprio smartphone senza estrarlo dalla tasca dei pantaloni. All’ottenimento dei primi prototipi funzionanti era chiaro che il prodotto avesse un grandissimo potenziale, ma, come sempre in questi casi, servivano dei fondi per far partire il progetto.

A mio avviso, credo che nessun venture capitalist avrebbe avuto problemi a finanziare un progetto così ambizioso ed intrigante, ma piuttosto credo che la scelta di ricorrere al Crowd funding (grazie alla piattaforma fornita da Kickstarter) sia stata una scelta consapevole, non un ripiego.

Sempre secondo la mia opinione, il Crowd funding rappresenta un metodo di finanziamento potenzialmente più potente rispetto ai classici metodi di seed financing.

Crowd funding: un modello win-win

Proviamo a pensarci: a parità di prodotto, un progetto finanziato grazie ad un business angel o ad un fondo di venture capital deve intraprendere una via faticosa, iniziata “sgomitando” per ottenere l’attenzione necessaria ad un finanziamento, contrattando per ottenere la cifra desiderata, e finita nella non piacevole situazione in cui il team sia giudicato dagli analisti del fondo, che possono decidere della vita o della morte della start-up in ogni momento.
Il modello classico di seed financing prevede che poi, superata la fase di prototipazione ed ingenierizzazione, si passi a quella della produzione. Per poter vendere i suddetti beni o servizi, la start-up avrà poi bisogno di altri fondi da investire in marketing, affrontando poi il rischio di un “flop”, nel caso il prodotto non sia apprezzato dal mercato.

Le piattaforme di Crowd funding puntano ad eliminare la macchinosità di questi processi, mettendo “tutto nelle mani del mercato”. Per spiegare a cosa mi riferisco, parlerò velocemente di Kickstarter.

Kickstarter, la più famosa piattaforma di Crowd funding del mondo, fornisce un servizio che permette di presentare il proprio progetto al popolo Web, permettendo ai visitatori del sito di partecipare alla raccolta dei fondi per la sua realizzazione.
I punti chiave di Kickstarter sono:

  • Tutto o nulla: il progetto deve avere un target di fondi da raccogliere in un determinato periodo di tempo (es: 4000 dollari in un mese per lanciare un nuovo album). Se in questo periodo di tempo il progetto non raggiungerà l’obiettivo, i finanziatori saranno rimborsati.
  • Ricompense per i finanziatori: coloro che lanciano il proprio progetto su Kickstarter devono fornire un sistema incentivante ai propri finanziatori. Solitamente si tratta dei beni oggetto del finanziamento (o di loro edizioni limitate), che una volta prodotti verranno consegnati al finanziatore. La convenienza, per il finanziatore, sta solitamente nel fatto che il prezzo finale del bene sul mercato sarà superiore al valore della donazione.
  • Un’idea, se buona, può fare il giro del mondo ed avere il successo che merita: Kickstarter è nata proprio con questa mission. L’impresa trattiene il 5% del valore dei fondi raccolti.

Il modello che viene a crearsi tramite queste piattaforme è efficacissimo: non solo Kickstarter funge da collettore per ottenere dei finanziamenti, ma coloro che finanziano il progetto sono consumatori o rivenditori del prodotto.
Prendiamo l’esempio di “Pebble Watch”: l’azienda permette di ottenere un orologio “basic” con un’offerta di 99 dollari (il prezzo di mercato, una volta partito il progetto sarà di 150 dollari), e via via crescendo, fino ad arrivare ad un “megapack” di 100 Pebble Watches ottenibili alla cifra di 1000 dollari.

Crowd funding: non solo finanza, ma anche marketing

Per tutti gli startupper e i marketers, questo modello rappresenta un sogno: non solo è in grado di offrire esattamente il finanziamento di cui la start-up ha bisogno, ma, fattore ben più importante, crea già un mercato finale ai prodotti.
Le applicazioni che questo modello può avere in una strategia di marketing virale sono inoltre notevoli: nel caso di “Pebble Watch”, il buzz creato dal successo del funding tramite Kickstarter ha accelerato ed intensificato il numero e l’ammontare dei finanziamenti, determinando istantaneamente una grandissima notorietà del prodotto a livello globale, ancora prima che esso sia messo in produzione e commercializzato.
Come segno tangibile basta fare qualche ricerca, che vi dimostrerà come tutte le più importanti riviste di business, tecnologia e marketing hanno ripreso, nei giorni scorsi, la notizia dei record della start-up di Palo Alto.

Il Crowd funding, una via per il rilancio dell’economia Occidentale?

Il grande successo di Pebble Technology arriva in concomitanza con l’approvazione, da parte del Senato U.S.A. del cosiddetto JOBS act (Jumpstart Our Business Startups), una legge promulgata con il fine di regolamentare il Crowd funding ed incoraggiare il finanziamento delle start-up e delle piccole imprese. Che questi nuovi approcci all’impresa possano rappresentare una soluzione alla crisi sempre più nera che si prospetta non solo nel nostro Paese, ma in tutto il mondo occidentale?
Quando leggo storie simili penso proprio all’Italia e a quanto il nostro paese sia pieno di creativi, desiderosi soltanto di avere a disposizione gli strumenti giusti per “monetizzare” o far crescere i propri progetti.

Se desiderate maggiori informazioni sul Crowd funding vi invito a visitare due importanti piattaforme di Crowd funding italiane:

  • Siamosoci: una piattaforma di equity-based Crowd funding per la promozione di investimenti in startup innovative.
  • Open Genius: piattaforma di Crowd funding focalizzata sulla raccolta di fondi per progetti di ricerca.

Se desiderate visitare la pagina Kickstarter di Pebble Technology, il link è: http://kck.st/HT8bXb
Se desiderate maggiori informazioni riguardo al JOBS act, vi consiglio di leggere il recente articolo pubblicato su Forbes a riguardo e la pagina dedicata alla legge su Wikipedia

A presto,

Massimiliano