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Ecco un caso che gli appassionati di marketing apprezzeranno certamente: si tratta di “Heineken Ideas Brewery”, una piattaforma di Open Innovation lanciata dal famoso brand olandese per sostenere l’innovazione di un prodotto, la birra non artigianale, che ormai può considerarsi quasi una commodity. Se pensiamo infatti a brand simili ad Heineken, le innovazioni introdotte negli ultimi anni sono tutt’altro che numerose, con investimenti che si sono focalizzati specialmente in comunicazione di tipo convenzionale e sponsorizzazioni.

Un mercato sempre più competitivo

Se da un lato i consumatori sono sempre più impermeabili alla comunicazione convenzionale, dall’altro, i grandi produttori di birra hanno recentemente dovuto fare i conti con i tanti birrifici artigianali entrati sul mercato negli ultimi anni, i quali hanno dimostrato di muoversi molto bene sia nel campo del marketing che dell’innovazione. Inoltre, questi produttori sono stati dei pionieri sia nel campo dell’Open Innovation che del Crowdsourcing e la birra è stata uno dei primi prodotti ad ottenere dei successi grazie a progetti di questo tipo. Sono innumerevoli, infatti, i casi in cui birrifici artigianali hanno collaborato con community di esperti ed appassionati di birra per affinare le proprie ricette, introdurre prodotti nuovi o integrare e perfezionare la propria offerta. Questi piccoli produttori, spesso già ben inseriti come influencers nelle predette comunità, hanno presto saputo creare engagement ed instaurare una proficua relazione con i consumatori di birra artigianale, un segmento peraltro particolarmente smaliziato e attento a tutte le innovazioni che vengono introdotte sul mercato.

Il funzionamento della piattaforma

Tornando a parlare della birra prodotta su scala industriale, in un contesto in cui la comunicazione mono-direzionale è prevalente, Heineken ha iniziato un percorso che punta al coinvolgimento dei fan del marchio nella gestione dell’innovazione dei prodotti e delle pratiche riguardanti il loro consumo. Ideas Brewery è una piattaforma tramite la quale, previa registrazione, gli utenti possono postare le proprie idee per proporre delle innovazioni, a seconda dei contest lanciati dall’impresa. Il sistema funziona come ogni classica piattaforma di Crowdsourcing, in cui le idee vengono prima presentate e poi votate dalla community, la quale decreterà i vincitori del concorso. In questa iniziativa di Heineken è forte anche la componente social: ovviamente, per ottenere più voti si è incentivati a condividere la propria idea su Facebook e Twitter presso le proprie cerchie.
Attualmente, il contest introdotto da Heineken chiede ai propri fan di trovare idee per innovare il modo di consumare la birra alla spina, mentre quello precedente chiedeva di ideare nuovi packaging ecosostenibili. Fino ad ora quindi, le innovazioni non riguardano la formula della birra o l’introduzione di nuove ricette per nuovi prodotti, ma solo elementi accessori dell’offerta di Henieken. Alcune idee possono certamente essere considerate folli o divertenti, ma altre sono interessanti ed ingegnose, eccone alcuni esempi:

Gli obiettivi dell’iniziativa

Una delle motivazioni (anche se a mio avviso non la principale) per cui Heineken ha introdotto “Ideas Brewery” è trovare nuove idee a costi relativamente contenuti: questaè una delle classiche prerogative dei sistemi di Open Innovation, nonché una delle ragioni principali per cui vengono sempre più spesso introdotti progetti analoghi a quello del produttore di birra olandese. Nonostante ciò, gli studiosi di marketing hanno presto capito quanto il valore partecipativo possa influire positivamente su innumerevoli aspetti legati allo sviluppo ed al consumo dei prodotti.

Da questo punto di vista, gli obiettivi che la funzione marketing di Heineken potrà raggiungere tramite questo progetto sono:

  • Capire ed anticipare i trend del mercato grazie al meccanismo dei contest
  • Instaurare un dialogo e valorizzare i contributi dei propri evangelizzatori
  • Ottenere brand awareness
  • Creare brand fidelity e lovemark
  • Differenziare la percezione del proprio brand rispetto alla concorrenza (iniziative di questo genere aumentano la percezione, specialmente presso i giovani consumatori, di Heineken come brand “innovatore”).
  • Innescare meccanismi virali grazie ai social network, con un notevole risparmio di costi in comunicazione.

Se gli storici produttori di birra che competono sul mercato si sono fermati al lancio di pagine Facebook e strategie basate su Social Media, Heineken ha avuto il merito di andare aldilà degli strumenti che vengono utilizzati (spesso senza alcuna originalità) da tutti i maggiori brand. Sono curioso di capire come risponderanno i competitor di Heineken ad una iniziativa così innovativa. Certamente, “Ideas Brewery” sta spostando l’asticella del confronto un pò più in alto, in un mercato in cui non è così frequente apprezzare innovazioni così sofisticate, anche a livello di marketing.

A presto,

Massimiliano

Oggi vi parlo con piacere di una neonata start-up italiana. L’idea è stata di Davide Scomparin, designer pluripremiato che ha unito la passione per il design industriale al suo spirito imprenditoriale creando Desall, una piattaforma di crowdsourcing che ha l’obbiettivo di connettere le aziende con una comunità di creativi e designer da tutto il mondo. Desall fornisce una piattaforma che non solo è un punto di incontro tra aziende e designer, ma anche tra i designer stessi, grazie alla quale i talenti possono ottenere feedback e consigli dalla comunità. La giovene start-up è stata incubata presso H-Farm, il noto venture-incubator che opera a livello internazionale, ed è uscita da poche settimane dallo stato di “beta”.

Il funzionamento di Desall è analogo a qualsiasi piattaforma di crowdsourcing: entrambe le parti, domanda (di design) e offerta hanno mutui benefici nel ricorrere ad essa. Le aziende potranno accedere ad una comunità di designer e ottenere un risparmio di tempo e denaro, nonché una varietà di opzioni che difficilmente avrebbero a disposizione se ricorressero a metodi convenzionali. Dall’altra parte, come incentivo per i partecipanti, c’è un sistema di contest dove il cliente, a fronte del pagamento di una fee a Desall, può mettere una posta in palio ai designer che proporranno il miglior progetto. L’azienda cliente dovrà inoltre riconoscere delle royalties al designer e alla piattaforma nel caso della commercializzazione di un prodotto sviluppato all’interno della community di Desall.

La start-up sta costruendo giorno dopo giorno la sua comunità di designer, grazie anche a partnership con importanti attori del settore, tra i quali figura anche l’italiano Youngdesigner.it, piattaforma che raccoglie le idee dei designer italiani under 35.

Il team di Desall sta lavorando alacremente per trovare nuove partnership, reclutare nuovi talenti e trovare nuovi clienti. Attualmente sul sito della start-up figurano tre progetti, ma grazie anche all’ottimo lavoro a livello di comunicazione e di PR che l’azienda sta svolgendo sono sicuro che presto altre aziende faranno uso di questo ingegnoso metodo per trovare soluzioni creative nel campo del design industriale. Intanto, i meccanismi virali propri dei modelli fondati sul crowdsourcing si stanno già mettendo in moto: la start-up può già vantare una nutrita comunità di designer a caccia di progetti tramite i quali dimostrare il proprio talento.

Desall è un progetto intrigante, che può vantare di essere la prima ed unica piattaforma di crowdsourcing del suo genere. Credo che il suo successo dipenderà dal fatto di attrarre presto clienti o progetti con un alta visibilità, nonché dal saper creare un meccanismo in cui i designer migliori possano distinguersi anche all’interno della comunità. Del resto, la “fama” presso un determinato network professionale è da sempre un importante incentivo per comunità di questo genere. 

Auguro un “in bocca al lupo” al team di Desall e ringrazio Davide per la segnalazione.

A presto,

Massimiliano

Pochi giorni fa leggevo questo articolo, che presentava un caso di successo riguardante “GC Illumination”, un’azienda leader nel settore dell’illuminazione pubblica e dell’arredo urbano, nata in Italia più di 50 anni fa. Il settore in cui opera è ad alto tasso di innovazione, tuttavia l’azienda, vista anche la crescente pressione dei competitor provenienti dalla Cina, ha dovuto pensare a strategie innovative per il lancio del suo ultimo prodotto, un sistema di illuminazione per esterni basato sulla tecnologia LED.

Il prodotto poteva avere applicazioni ulteriori, come per esempio l’illuminazione per strade ed autostrade. Il team di R&D, però, date le ristrettezze che questo momento storico impone, non aveva né il tempo né le risorse di cui necessitava per un ulteriore sviluppo del prodotto. Nonostante tutto, Enrico Conti, direttore generale dell’azienda, non si è perso d’animo e ha contattato SkipsoLabs, un’impresa che si occupa di fornire servizi ad imprese che vogliono velocizzare i propri processi di innovazione tramite metodologie quali Crowdsourcing ed Open/Collaborative Innovation.

GC Illumination ha usufruito di un prodotto chiamato “Crowdsourcing in a box“, una piattaforma di Crowdsourcing collaudata e flessibile, che permette di trovare o sviluppare velocemente idee innovative, ingaggiando comunità o soggetti esterni (nel caso di organizzazioni molto grandi anche interni) all’impresa. Il compito è facilitato dal fatto che SkipsoLabs sia già inserita in un network di relazioni che le permette di essere presa come riferimento da start-up o team di ricercatori in cerca di un modo per ottenere visibilità o portare i propri prodotti velocemente sul mercato. Nello specifico, GC Illumination ha beneficiato della piattaforma di crowdsourcing chiamata “Cleantech”, di proprietà di SkipsoLabs, che ha un funzionamento del tutto analogo a piattaforme come Innocentive.

Lanciato il contest, chiamato “The Green Lighting Challenge”, GC Illumination ha iniziato a selezionare le migliori proposte che le erano pervenute: una sessantina, provenienti da venti Paesi, tra le quali spiccavano tre soluzioni provenienti da altrettante start-up. A spuntarla è stata una start-up basata in UK, con la quale GC Illumination ha già iniziato delle discussioni per future parnership o joint ventures.

La Collaborative Innovation pare essere sempre più un’alternativa alla ricerca e sviluppo svolta internamente. In Italia, l’entusiasmo per questa tipologia di approccio sta crescendo soprattutto perché permette di risparmiare tempo e denaro, ma ricordiamo che le strategie basate su Open/Collaborative Innovation, Crowdsourcing e sistemi Open Source presentano anche vantaggi diversi, derivanti, non da ultimo, dall’espansione del network relazionale dell’impresa che decide di farne uso. Il caso di GC Illumination, da questo punto di vista, può dirsi un vero successo. Non solo l’azienda si è assicurata un rapido sviluppo del proprio prodotto (in un mondo dove il time-to-market è fondamentale), ma in un’ottica di lungo termine avrà l’opportunità di beneficiare dell’expertise e della creatività di un nuovo team di ricercatori.

A presto,

Massimiliano

Poco tempo fa ho avuto il piacere di guardare “Life in a Day”, un film-documentario riguardante la vita sulla Terra in un giorno normale (il 24 luglio 2010). Il film non è solo interessante dal punto di vista antropologico-culturale, ma può essere considerato un “unicum” perché è stato definito come il primo social movie della storia. Life in a Day è infatti stato girato con il contributo di migliaia di videoamatori di tutto il mondo. Il film è stato prodotto da Ridley Scott, che ha selezionato uno dei migliori registi di documentari del mondo (Kevin MacDonald) per montare i contributi dei videoamatori, calcolati in 4.500 ore totali, provenienti da più di 80.000 persone da 140 nazioni.

Il film, che su IMDB ha ottenuto un rating di 7.7, ha fatto leva sul crowdosurcing, sfruttando Youtube come piattaforma, per raccogliere i contributi di tutti i partecipanti al progetto. Un lavoro titanico per i tecnici, che hanno dovuto selezionare e montare i vari spezzoni, ma che nonostante tutto ha prodotto un film dall’ottimo successo. Mentre sto scrivendo infatti, il documentario (visibile liberamente tramite Youtube) ha ottenuto più di cinque milioni di visualizzazioni.

Se volete maggiori informazioni riguardo a “Life in a Day”, vi consiglio di visitare la pagina su Wikipedia a riguardo.

Il film invece è visualizzabile tramite questa pagina di Youtube.

A presto,

Massimiliano