Archives For Open Innovation \ Collaborative Innovation

Ieri mi è stata segnalata una piattaforma per l’innovazione incredibilmente interessante e, devo dire, sorprendentemente poco nota nel nostro Paese.

Si tratta di Innocentive, un sito Web attraverso il quale imprese di ogni tipo pubblicano dei “challenge”, ovvero delle sfide riguardanti innovazioni di prodotto/processo di cui hanno bisogno, ma per le quali non riescono (o non hanno convenienza) a trovare una soluzione tramite la loro funzione R&S.

In sostanza, Innocentive potrebbe essere definito come un “intermediario dell’innovazione”, che mette in contatto potenziali innovatori con aziende che hanno bisogno di particolari soluzioni. Come payoff, gli innovatori (o “solver”, come vengono definiti) possono guadagnare premi in denaro anche considerevoli (da decine o centinaia di migliaia di dollari fino ad un milione di dollari).

Grazie a questa piattaforma, le aziende partecipanti sono in grado di:

  • Risparmiare tempo
  • Risparmiare denaro (il “solver” viene ricompensato alla risoluzione del problema, senza bisogno di sostenere tutti quegli investimenti in R&S che sarebbero altrimenti necessari)
  • Trovare soluzioni a problemi che non riescono ad affrontare internamente
  • Avere accesso ad una partecipazione diffusa riguardo ai “challenge” posti in essere.
  • Risolvere possibili problemi di comunicazione interna

I “solver”, d’altro canto, possono:

  • Lavorare quando, quanto e come preferiscono
  • Scegliere i “challenge” che più preferiscono
  • Sviluppare la loro creatività
  • Guadagnare fama e reputazione
  • Essere notati dalle imprese che pubblicano i “challenge”
  • Ottenere premi in denaro al momento della soluzione del “challenge”.

Innocentive, a mio avviso, rappresenta una delle migliori espressioni della potenza delle tecniche di Open Innovation e del Crowsourcing. Più in generale, grazie ai meccanismi di Open Innovation e Crowdsourcing, ora resi facilmente implementabili grazie ad una digitalizzazione che sta crescendo a ritmi incessanti ovunque nel mondo, le aziende stanno decentrando sempre più attività all’esterno, coinvolgendo un numero sempre più alto di soggetti, in attività sempre più complesse e “delicate”.

Internet e la “Open Source Way” stanno velocemente cambiando la società in cui viviamo. Con essa, sta cambiando anche il modo di fare impresa. Questo cambiamento è visibile soprattutto nelle start-up e nelle imprese di recente costituzione, ma anche nei “vecchi giganti” che si stanno aprendo a queste filosofie, comprendendo che rappresentano un’occasione per aumentare il proprio valore e condividerlo con gli stakeholders (e la società in genere).

Se andiamo a cercare i partner di Innocentive spiccano infatti Roche, Accenture, NASA: un segno che questo cambiamento viene ormai percepito anche da grandi player, che un tempo facevano della segretezza delle proprie strategie e dei brevetti uno dei punti cardine del proprio vantaggio competitivo.

A presto,

Massimiliano

Tranquilli, al mondo esistono ancora i filantropi!

Questo ho pensato, quando mi sono imbattuto nel sito “Open Source Ecology“. OSE è una community di agricoltori, ingegneri ed esperti che hanno unito le energie per creare un movimento che, nel tempo, è stato in grado di mettere a disposizione decine di progetti low cost di macchinari, know-how e piattaforme modulari, volte a rendere superabili per tutti le barriere che limitano l’accesso alla tecnologia e, non da ultimo, cercare di diffondere un modello di sviluppo rinnovabile.

La community del progetto è molto ben organizzata: per chi intende partecipare sono messi a disposizione un forum e il wiki ufficiale, mentre il blog tiene sempre aggiornati partecipanti e followers.

Open Source Ecology is a network of farmers, engineers, and supporters that for the last two years has been creating the Global Village Construction Set, an open source, low-cost, high performance technological platform that allows for the easy, DIY fabrication of the 50 different Industrial Machines that it takes to build a sustainable civilization with modern comforts. The GVCS lowers the barriers to entry into farming, building, and manufacturing and can be seen as a life-size lego-like set of modular tools that can create entire economies, whether in rural Missouri, where the project was founded, in urban redevelopment, or in the developing world.

Se volete una veloce infarinatura di come e perchè il progetto “Open Source Ecology” è partito, vi consiglio di dare un’occhiata al video di presentazione (presente anche sul sito ufficiale).

Mi sorprende sempre più quanto la “Open Source Way” stia creando un mondo migliore di giorno in giorno. Open Source Ecology è un progetto intrigante, destinato certamente ad un crescente successo.

Chi, in fondo, non vuole un mondo migliore?

A presto,

Massimiliano

Quando si parla di Open Source, i commenti che spesso sento dai “non addetti ai lavori” sono cose del tipo “i software Open Source sono gratuiti, non ci si può guadagnare”, o “i software Open Source sono difficili da utilizzare e di qualità inferiore a quelli proprietari”, per non citarne di più ridicole…

Quello che volevo proporvi oggi è il caso di Crmvillage.biz, un’azienda italiana che fonda il suo crescente successo proprio grazie alla vendita di servizi legati ad un software Open Source, ovvero vTiger CRM.

vTiger e CRM, cosa sono?

Prima di parlarvi di quanto questo caso sia interessante, è meglio chiarire, in due parole, cos’è vTiger CRM.

Per gestire al meglio le relazioni con la propria clientela (il fine del CRM, ovvero il Customer Relationship Management), le aziende devono immagazzinare una grandissima mole di informazioni, che devono essere gestite grazie ad un database e ad un programma che permetta di inserire o modificare questi dati in maniera semplice e veloce. Ad esempio, se la mia azienda ha necessità di contattare una determinata tipologia di clienti ogni volta che c’è un’offerta riguardante un prodotto specifico, necessita di un software che permetta di organizzare in maniera intuitiva e veloce una campagna di e-mail marketing o di telemarketing volta ad avvisare quella tipologia di clienti dell’esistenza di quella particolare offerta. Questa è una delle mille funzioni a cui un buon software CRM deve assolvere.

In sostanza, vTiger (come altri software per il CRM) si occupa di gestire in maniera integrata le campagne di marketing, nonché tutti i processi di vendita e di post-vendita (assistenza). vTiger è un progetto nato da Sugar CRM, ed è per l’appunto un software che permette di eseguire efficacemente tutte queste operazioni. Il programma funziona grazie al trio Apache/MySQL/Php e può essere utilizzato comodamente tramite un browser (Internet Explorer, Mozilla Firefox, Google Chrome ecc.), grazie alla sua architettura client-server. Può essere facilmente installato sia su sistemi operativi Linux-based o su Windows.

Spero che ora sia più chiaro di cosa stiamo parlando, ma se desiderate maggiori informazioni, vi consiglio di visitare il sito ufficiale di vTiger CRM.

VTE: il progetto Open Source tutto italiano basato su vTiger

Un’azienda che ho avuto da poco il piacere di conoscere, Crmvillage.biz, ha sviluppato un proprio prodotto basato su vTiger, chiamato VTE. Si tratta sempre di un software per il CRM, ma con molte peculiarità, come una diversa interfaccia, o la presenza di alcuni moduli esclusivi (webmail, calendario google-like, newsletter, call center, ecc.), che amplia e migliora in maniera sostanziale alcuni aspetti della versione originale di vTiger. Alcuni moduli e componenti aggiuntivi, come il PDF creator, ad esempio, sono a loro volta frutto di altri progetti Open Source.

Crmvillage è una delle poche aziende italiane che hanno saputo cogliere al balzo la filosofia della “collaborative innovation” come modalità per gestire al meglio il processo di innovazione dei propri prodotti.

Il vantaggio competitivo dell’azienda è fondato proprio sulla capacità di fornire un prodotto eccellente e facilmente personalizzabile, senza alcun costo di licenza, riducendo così l’investimento iniziale per il cliente, concludendo con quest’ultimo solamente un accordo commerciale (un canone) che comprende i servizi accessori, ovvero l’implementazione del sistema nell’azienda cliente, la formazione del personale l’assistenza ecc.

Il fatto che vTiger e VTE siano Open Source è fonte di vantaggi ulteriori, perché i software a sorgente aperta hanno solitamente una struttura molto duttile e modulare e permettono una migliore integrazione con altri programmi, come ERP e le suite da ufficio. Nel caso di vTiger e VTE, ad esempio, il prodotto si integra alla perfezione anche con programmi a licenza proprietaria come Microsoft Office.

Competenze, non brevetti.

Personalmente, credo che i modelli di business fondati su meccanismi Open Source siano estremamente convenienti sia per le aziende che per i clienti. Da un lato, i clienti non devono sostenere i costi di una licenza e beneficiano di un prodotto che è il frutto di un continuo processo di miglioramento. Dall’altro, l’azienda non fonda il suo vantaggio competitivo esclusivamente su un brevetto (un metodo sempre meno efficace) e beneficia del contributo di molte altre professionalità, che possono contribuire all’innovazione e al miglioramento del prodotto.

Per questo motivo, credo che il vantaggio competitivo generabile dall’adozione dei modelli di business fondati su meccanismi Open Source si focalizzi maggiormente sulle competenze distintive sviluppate dalle persone. Un’altra importante caratteristica è che questi modelli di business favoriscono la generazione di relazioni interaziendali, incoraggiando le imprese alla creazione di sinergie e ad aprirsi all’esterno, favorendo di conseguenza la diffusione della conoscenza.

Dal mio punto di vista, i modelli di business basati su meccanismi Open Source sono votati – per loro natura – ad un innovazione costante e decentrata, fatto che può ritenersi una fonte inesauribile di conoscenza liberamente accessibile. Si tratta quindi di modelli che non contribuiscono solamente alla crescita di una singola azienda, ma che stimolano la sperimentazione, l’innovazione e l’iniziativa imprenditoriale, soprattutto per le piccole imprese o le start-up, che possono sfruttare un patrimonio di conoscenze precedentemente creato da altri. La nascita di nuove imprese contribuisce quindi ad accrescere questo framework e a renderlo sempre più vivace, creando un sistema a metà tra la competizione e la collaborazione.

A presto,

Massimiliano

Come ho avuto modo di spiegare nella sezione teorica dedicata alla co-creation del blog, esistono vari modelli di gestione dell’innovazione. Il caso che vi propongo oggi, ovvero quello del portale “nelmulinochevorrei“, è un’applicazione da manuale delle teorie di Prahalad e Ramaswamy, secondo cui:

Il modello della co-creazione del valore si basa sull’idea che l’azienda debba lavorare con i clienti e non per i clienti, co-creando valore con loro, utilizzando le loro competenze e intuizioni.

Tornando a “nelmulinochevorrei”, si tratta di una potentissima comunità di creazione virtuale, realizzata magistralmente da Ninjalab per Mulino Bianco, attraverso la quale le persone sono in grado di partecipare al processo di creazione e sviluppo non solo dei prodotti, ma anche del packaging, delle iniziative promozionali e delle politiche riguardanti l’impegno sociale e l’ambiente.

Le fasi individuate da Ninjalab per la creazione e lo sviluppo del progetto “nelmulinochevorrei” erano sostanzialmente quattro (potete leggere la case history completa qui):

• Recruiting: gli utenti contattati sono stati stimolati a postare le proprie idee in maniera strutturata e votare e far votare le idee proposte da altri utenti.

• Seeding del progetto: la comunicazione dell’iniziativa ha coinvolto blog/siti/forum appartenenti a 4 macro categorie: alimentazione, design, marketing e comunicazione, lifestyle.

• Social Network Activation: oltre all’attività su siti/blog/forum selezionati, sono stati attivati e gestiti alcuni dei principali Social Network: Facebook, FriendFeed, Twitter.

• Tutoring: supporto agli utenti sulla modalità di pubblicazione e votazione delle idee postate sulla piattaforma MCV.

Coloro che si iscrivono alla piattaforma (anche semplicemente con il proprio account Facebook), possono inserire le proprie idee sul sito Web, che saranno votate dagli altri partecipanti, ed eventualmente realizzate da Mulino Bianco. Navigando nel portale inoltre, è possibile notare con quale maestria e perizia viene stimolata la partecipazione degli iscritti, con argomenti e richieste sempre nuove. Ciò fa in modo che il portale sia sempre molto popolato di utenti e abbia sempre un’aria viva e vitale, che è condizione necessaria per favorire ed invogliare la partecipazione delle persone.

L’iniziativa di Mulino Bianco è un grandissimo successo: fino ad ora infatti sono state raccolte 2900 idee per nuovi prodotti, 1183 idee per l’attività promozionale, 522 idee per il packaging, 346 per le politiche sociali ed ambientali.

E’ proprio grazie ad iniziative simili che Imprese “illuminate” trovano modo di rinnovarsi continuamente e ampliare il valore della propria offerta per i clienti. Mi preme sempre ricordare che iniziative simili sono anche un fluidificante per tutti i processi di marketing aziendali, perché sono una fonte inesauribile di informazioni sui propri clienti, e come ogni buon responsabile marketing sa, sono proprio questo genere di informazioni che permettono l’elaborazione e l’efficace implementazione delle strategie di marketing.

A presto,

Massimiliano

A tutti i fanatici del mondo Open Source, segnalo una bizzarra iniziativa Giapponese, che ho trovato in rete grazie al blog di Mik3craft.

Stavolta però non vi introdurrò l’argomento…lascio a voi il piacere di scoprire di cosa si tratta. Potete farlo cliccando qui, sarete indirizzati al sito di “Open Cola”.

Personalmente ritengo che l’iniziativa sia una interessante “provocazione”. In genere, si pensa al concetto di “Open Source” solamente quando si fa riferimento al mondo dei software. Come però abbiamo già visto nel caso di Metro 2033 però, settori e ambiti sempre più diversi da quello dello sviluppo di applicazioni e sistemi operativi si stanno affacciando ai meccanismi di co-creation e collaborative innovation.

Chissà, se in futuro i nostri supermarket non saranno invasi di prodotti a “Sorgente Aperta”…

Intanto vi posto un breve ed interessante estratto dal sito internet di “Open Cola”:

This recipe is licensed under the GNU General Public license. It is “Open Source” Cola, or, if you prefer, “Free” Cola. That means you’re free to use this recipe to make your own cola, or to make derivative colas. If you distribute derivative colas, you’re expected to send email to the recipe’s author, Amanda Foubister (amanda@opencola.com) with your updates. In the future, we expect to have a CVS server up to handle additions, bug-reports, etc.

A presto,

Massimilano

Nella mia città natale, Brescia, è stato da poco inaugurato Talent Garden, un nuovo spazio dedicato al “co-working“, creato su misura per rappresentare l’ambiente ideale per le future star-up bresciane. Il progetto, creato da Gianfausto Ferrari, Enrico Ballerini e Davide Dattoli, promette bene: l’obiettivo di Talent Garden (TAG) è infatti quello di creare un ambiente fertile per lo sviluppo di imprese legate al Web e alle nuove tecnologie. Lo spazio sarà messo a disposizione di 56 talenti, che avranno l’opportunità di sviluppare i propri progetti in sinergia, condividendo le proprie conoscenze e capacità, in un clima che fonderà collaborazione e competizione.

Il “giardino” di 700 metri quadri, aperto 24 ore al giorno e sette giorni su sette, è stato progettato in modo da incoraggiare al massimo la collaborazione tra i talenti. Nella sede di “Talent Garden” l’ambiente è informale, ed oltre alle aree dedicate al lavoro non mancano zone relax, postazioni con Xbox e calcio balilla. Tutto pare essere progettato con attenzione, con l’obiettivo di favorire la creazione di un network di relazioni tra i neo-imprenditori.

Il progetto intrapreso dal team di “Talent Garden” non è semplice. La mia speranza è che la “febbre da start-up” che sta contagiando la provincia di Brescia in questi mesi non sia solo un fenomeno passeggero, anzi, credo che per le istituzioni sia un’opportunità irripetibile di sviluppare un modello che in altri Paesi ha già dimostrato la sua efficacia (pensiamo allo stato di Israele, definito da molti ormai una “start-up nation”).

Solo il tempo ci dirà se l’iniziativa di Dattoli, Ballerini e Ferrari sarà in grado di costruire un ambiente fertile in cui potrà prosperare una “Brescia Valley”. I presupposti sembrano esserci tutti: creatività, spirito imprenditoriale e orientamento all’innovazione sono alcuni dei marchi di fabbrica di Brescia e provincia.

A presto,

Massimiliano

Si tratta di un progetto tutto italiano, nato dall’idea di tre giovani startupper: Francesco Fraioli, Davide Bartolucci e Gian Maria Girardi. Il progetto è nato dalla voglia di dare la possibilità a tutti gli appassionati di musica, professionisti o aspiranti tali, di registrare e condividere facilmente le proprie idee musicali.

Registrarsi al social network è semplicissimo (si può anche accedere tramite facebook connect), e si è subito pronti a registrare tracce audio in maniera molto intuitiva, perché per partecipare non è necessario possedere una strumentazione professionale. Si possono infatti registrare le proprie ispirazioni musicali anche semplicemente grazie al microfono integrato nel proprio notebook.

L’obiettivo di “Thounds” è quello di fornire una piattaforma di registrazione, condivisione e collaborazione a coloro che vogliono registrare le loro tracce musicali sul social network. La caratteristica che fa di “Thunds” un progetto stupefacente è la possibilità, data a tutti coloro che vogliono partecipare ad un progetto musicale, di aggiungere il proprio contributo alle tracce audio degli altri utenti. “Thunds”, inoltre, si integra perfettamente con Facebook, Myspace e dispositivi portatili, caratteristica che contribuisce ad aumentare “la viralità” del progetto.

Come potrete constatare anche dal video di presentazione, il motore del progetto sono proprio i gli utenti, chiamati a collaborare tra loro, “traendo ispirazione dalle ispirazioni altrui”. Non vi sono quindi limiti ad un progetto musicale, registrato magari solo per scherzo, per caso o per noia, perché tutti gli iscritti possono migliorarlo o modificarlo.

Se volete farvi un’idea migliore di questo nuovo, fantastico “music collaboration social network” vi consiglio di guardare il video di presentazione ufficiale e di visitare il sito Web ufficiale. Devo dire che, pur non essendo direttamente interessato al social network, ho trovato l’idea semplicemente geniale.

Spero che abbiate condiviso il mio entusiasmo per questo progetto, che – a mio avviso – è l’ennesima prova della creatività “Made in Italy”.

A presto,

Massimiliano

Riprendendo un articolo apparso oggi su “Il sole 24 Ore”, volevo portare alla vostra attenzione un caso molto interessante, quello del romanzo best-seller Metro 2033, divenuto recentemente anche gioco per PC e Console. Il romanzo, ambientato in uno scenario post-apocalittico, narra la storia di Artyom, l’eroe che dovrà salvare la sua città natale (Mosca) da una pericolosa minaccia..

La trama del libro, che ha venduto nel mondo centinaia di migliaia di copie, non è però l’unica cosa che ha destato il mio interesse. Dovete sapere infatti che Dmitry Glukhovsky – ideatore del romanzo – vedendosi rifiutare la pubblicazione del libro da dieci editori, decise, all’età di 23 anni, di pubblicare la storia online e a puntate, interagendo con i lettori e arricchendolo grazie ai loro suggerimenti. In questo modo, grazie all’esperimento di Glukhovsky, è nato il primo romanzo “Open Source”, migliorato e perfezionato costantemente grazie al contributo dei fans e dei lettori.

Dopo il successo di Metro 2033, e sempre più convinto dell’efficacia della co-creation, lo scrittore di Mosca ha fondato una casa editrice che vuole rappresentare un punto di riferimento per tutti gli scrittori-ospiti che vogliano ambientare le loro storie nell’universo del romanzo originale. L’intuizione pare aver avuto grande successo, perché la casa editrice  di Glukhovsky ha già pubblicato più di venti romanzi. Anche una casa editrice italiana – Multiplayer Edizioni, di Andrea Pucci – ha colto questo trend, dichiarando di voler pubblicare nei prossimi mesi cinque uscite editoriali riguardanti Metro 2033.

Glukhovsky, con il successo del “suo” romanzo, ha dimostrato ancora una volta quanto possano essere potenti ed efficaci i meccanismi di co-creation, ma soprattutto – cosa ben più rivoluzionaria – che il modello Open Source può essere applicato con successo anche in ambiti molto diversi da quelli classici.

A presto,

Massimiliano