Archivi per Made in Italy

Pochi giorni fa leggevo questo articolo, che presentava un caso di successo riguardante “GC Illumination”, un’azienda leader nel settore dell’illuminazione pubblica e dell’arredo urbano, nata in Italia più di 50 anni fa. Il settore in cui opera è ad alto tasso di innovazione, tuttavia l’azienda, vista anche la crescente pressione dei competitor provenienti dalla Cina, ha dovuto pensare a strategie innovative per il lancio del suo ultimo prodotto, un sistema di illuminazione per esterni basato sulla tecnologia LED.

Il prodotto poteva avere applicazioni ulteriori, come per esempio l’illuminazione per strade ed autostrade. Il team di R&D, però, date le ristrettezze che questo momento storico impone, non aveva né il tempo né le risorse di cui necessitava per un ulteriore sviluppo del prodotto. Nonostante tutto, Enrico Conti, direttore generale dell’azienda, non si è perso d’animo e ha contattato SkipsoLabs, un’impresa che si occupa di fornire servizi ad imprese che vogliono velocizzare i propri processi di innovazione tramite metodologie quali Crowdsourcing ed Open/Collaborative Innovation.

GC Illumination ha usufruito di un prodotto chiamato “Crowdsourcing in a box“, una piattaforma di Crowdsourcing collaudata e flessibile, che permette di trovare o sviluppare velocemente idee innovative, ingaggiando comunità o soggetti esterni (nel caso di organizzazioni molto grandi anche interni) all’impresa. Il compito è facilitato dal fatto che SkipsoLabs sia già inserita in un network di relazioni che le permette di essere presa come riferimento da start-up o team di ricercatori in cerca di un modo per ottenere visibilità o portare i propri prodotti velocemente sul mercato. Nello specifico, GC Illumination ha beneficiato della piattaforma di crowdsourcing chiamata “Cleantech”, di proprietà di SkipsoLabs, che ha un funzionamento del tutto analogo a piattaforme come Innocentive.

Lanciato il contest, chiamato “The Green Lighting Challenge”, GC Illumination ha iniziato a selezionare le migliori proposte che le erano pervenute: una sessantina, provenienti da venti Paesi, tra le quali spiccavano tre soluzioni provenienti da altrettante start-up. A spuntarla è stata una start-up basata in UK, con la quale GC Illumination ha già iniziato delle discussioni per future parnership o joint ventures.

La Collaborative Innovation pare essere sempre più un’alternativa alla ricerca e sviluppo svolta internamente. In Italia, l’entusiasmo per questa tipologia di approccio sta crescendo soprattutto perché permette di risparmiare tempo e denaro, ma ricordiamo che le strategie basate su Open/Collaborative Innovation, Crowdsourcing e sistemi Open Source presentano anche vantaggi diversi, derivanti, non da ultimo, dall’espansione del network relazionale dell’impresa che decide di farne uso. Il caso di GC Illumination, da questo punto di vista, può dirsi un vero successo. Non solo l’azienda si è assicurata un rapido sviluppo del proprio prodotto (in un mondo dove il time-to-market è fondamentale), ma in un’ottica di lungo termine avrà l’opportunità di beneficiare dell’expertise e della creatività di un nuovo team di ricercatori.

A presto,

Massimiliano

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È con estemo entusiasmo che oggi mi accingo a parlarvi di Arduino, un “framework open source che permette la prototipazione rapida e l’apprendimento veloce dei principi fondamentali dell’elettronica e della programmazione“. Da mesi infatti, sia sul Web che sulla carta stampata, i fan della tecnologia parlano di questa fantastica “schedina”, che ha tra i suoi padri due Italiani, Massimo Banzi e Gianluca Martino.

Arduino è  composto da una piattaforma hardware per il physical computing sviluppata presso l’Interaction Design Institute, un istituto di formazione post-dottorale con sede a Ivrea, fondato da Olivetti e Telecom Italia. Il nome della scheda deriva da quello di un bar di Ivrea (che richiama a sua volta il nome di Arduino d’Ivrea, primo Re d’Italia nel 1002) frequentato da alcuni dei fondatori del progetto (Wikipedia).

Arduino è speciale perché è un framework totalmente Open Source: sia il software che consente la programmazione sia i progetti della piattaforma hardware sono liberamente accessibili a tutti. Ciò signifca che chiunque può scaricare gli schemi e modificare, migliorare o produrre gli Arduino. Questi dispositivi però non sono solo Open Source, ma sono anche estremamente potenti, economici da produrre, compatti e, caratteristica fondamentale, con un’architettura modulare, flessibile e facilmente espandibile.

In sostanza, un’ottima dimostrazione di quanto i modelli Open Source possano generare, in certi casi, prodotti estremamente migliori di quelli “Closed Source“.

La scelta di un “Open Source Totale” ha permesso al progetto di crescere esponenzialmente in pochi anni, perché nel mondo si sono presto create numerosissime comunità locali che hanno contribuito, con i loro sforzi, allo sviluppo del prodotto, che ora ha infinite applicazioni. Attualmente viene utilizzato da scienziati, ricercatori, artisti, musicisti ed inventori di tutto il mondo. Sul blog ufficiale del progetto (http://arduino.cc/blog/) potete vedere tutte le più incredibili (a volte bizzarre) applicazioni di questo piccolo dispositivo: c’è chi lo usa per costruire piccoli robot, e chi ha addirittura inventato un meccanismo in grado di nutrire un animale domestico grazie ad input provenienti da Twitter. Ci sono però anche progetti più importanti e complessi, come “Project Gado“, un recente progetto Open Source per un robot, che ha l’obiettivo di aiutare archivi e biblioteche di tutto il mondo a digitalizzare facilmente la propria collezione di immagini e documenti.

Le schede sono prodotte in Italia da alcune piccole imprese, con grande cura alla qualità della produzione e con una continua innovazione dei processi produttivi. La scelta di produrre in Italia è stata difficile per via degli alti costi di produzione, ma per Massimo Banzi, uno dei padri del progetto, è stato importante per dimostrare che finalmente si può produrre ottima tecnologia anche nel Bel Paese.

Credo che Arduino sia un progetto fantastico ed entusiasmante, in grado di creare e sviluppare conoscenza liberamente accessibile, fonte di stimolo per tutti i creativi. Arduino è inoltre l’opportunità che ha il nostro Paese per dimostrare al mondo che la nostra creatività può esprimersi in maniera eccellente anche nel settore della tecnologia, generando nuove, infinite, possibilità di business.

Se intendete approfondire l’argomento e saperne di più vi consiglio di visitare il sito ufficiale del progetto: http://arduino.cc/en/, e di guardare le due interviste a Massimo Banzi, uno dei padri del progetto:

Intervista 1 – Cos’è Arduino

Intervista 2 – Arduino e il Made in Italy

I miei complimenti vanno ai creatori del progetto e a tutti coloro che giornalmente ci lavorano o contribuiscono al suo miglioramento. Credo che progetti come questi facciano sentire tutti noi un pò più fieri di essere Italiani e mettano nuovamente in luce quanto il nostro Paese sia terreno fertile per creativi, anche nel campo della tecnologia.

A presto,

Massimiliano