Archives For Community

Tutti i marketers lo sanno, stiamo vivendo una fase in cui il marketing si sta trasformando. Oggigiorno molte strategie si basano sul coinvolgimento dei consumatori a vari livelli, e non più sulla semplice trasmissione di un messaggio attraverso gli strumenti classici. Le ragioni di questo cambiamento sono ben note, e possono essere ricondotte alle mutate abitudini di consumo delle persone e alle nuove possibilità di interazione offerte dalla tecnologia. Non parlerò ulteriormente di queste tematiche, di cui potete trovare i dovuti approfondimenti leggendo il saggio “Marketing non convenzionale“, presente sul blog.

Tra gli studiosi sta sempre più prendendo piede una filosofia chiamata “Open Marketing”, ovvero un approccio per affrontare al meglio i mercati 2.0. Se, come è risaputo, i mercati sono conversazioni, alcuni studiosi affermano che il marketing possa trovare utili ispirazioni dal movimento Open Source, storicamente pervaso da concetti come collaborazione, dialogo e confronto. Le comunità legate a progetti Open Source sono stati infatti i primi casi in cui si è evidenziata la potenza dei meccanismi partecipativi.
Ecco di seguito qualche spunto su cui riflettere qualora vogliate considerare di adottare un “approccio Open” nelle vostre strategie di marketing:

  1. Andate al di là di un semplice coinvolgimento: oggi i consumatori sono interessati ad una interazione con i brand proprio come i programmatori di software Open sono interessati a contribuire alla scrittura del codice dei software. In poche parole, i consumatori vogliono contribuire allo sviluppo dei brand che amano in maniera sostanziale. Vogliono essere al centro dello sviluppo dei nuovi profotti, vogliono testare i prototipi ecc. Dare a questi soggetti una possibilità di partecipazione significa avere dei potenti alleati.
  2. Create una comunità e sfruttatela come un volano per crescere: dopo aver coinvolto i fan più sfegatati, si potrebbe dar loro un certo margine di autonomia per costruire un proprio seguito. Così facendo si creerebbe una comunità attiva e vitale, in grado di portare creatività e valore aggiunto al vostro brand.
  3. Ascoltate prima di parlare: dovrebbe essere una regola d’oro del marketing, ma troppo spesso le aziende si preoccupano di parlare prima ancora di aver capito cosa il mondo pensa di loro. Anche in questo caso un’utile ispirazione può giungere dai meccanismi Open Source, in cui la comunicazione tra le persone coinvolte in specifici progetti è continua e supportata da strumenti ben definiti (newsgroup, mailing lists, forum ecc.). Per le aziende iniziare ad ascoltare è semplice: basta monitorare i social media ed il Web facendo delle semplici ricerche su Google. Per esigenze più avanzate, inoltre, esistono strumenti specifici per monitorare il “sentiment” del mercato.
  4. Siate “umani”: i comunicati stampa e le pubbliche relazioni, soprattutto se gestite “alla vecchia maniera”, possono suonare impersonali alle orecchie dei consumatori. La voce del top management potrebbe dare un tono più “umano” e reale, sottolineando che l’azienda è un’entità composta da persone e non un soggetto astratto.
  5. Siate comprensivi e professionali: l’interazione e il coinvolgimento possono presentare dei rischi per l’impresa. Esporsi significa essere vulnerabili a critiche, fenomeni di boicottaggio o diffamazione. Queste problematiche vanno però trattate con calma, moderazione e comprensione, pena il rischio di essere trascinati in una spirali controproducente. Rispondere alle critiche con messaggi istituzionali è sconsigliabile; soprattutto in casi gravi è meglio che i responsabili della customer care si firmino e agiscano in maniera repentina ma professionale a problematiche simili.
  6. Rompete gli schemi: le maggiori barriere all’adozione di una “filosofia open” sono mentali. Aprendo la propria mente si possono aprire più facilmente anche le barriere aziendali. Il mondo esterno, infondo, non è così pericoloso come sembra, soprattutto se si è consci di come si possono cogliere le opportunità che ha da offrire.

Pare che dopo il Marketing Relazionale ci si stia muovendo verso l’Open Marketing, che è un approccio ancora del tutto relegato allo status di “filosofia”, perché non gode tuttora di una base teorica, forse anche per la velocità con cui queste tecniche stanno rivoluzionando il modo di concepire il marketing.

Fonte: What is Open Marketing?

A presto,

Massimiliano

Ecco un caso che gli appassionati di marketing apprezzeranno certamente: si tratta di “Heineken Ideas Brewery”, una piattaforma di Open Innovation lanciata dal famoso brand olandese per sostenere l’innovazione di un prodotto, la birra non artigianale, che ormai può considerarsi quasi una commodity. Se pensiamo infatti a brand simili ad Heineken, le innovazioni introdotte negli ultimi anni sono tutt’altro che numerose, con investimenti che si sono focalizzati specialmente in comunicazione di tipo convenzionale e sponsorizzazioni.

Un mercato sempre più competitivo

Se da un lato i consumatori sono sempre più impermeabili alla comunicazione convenzionale, dall’altro, i grandi produttori di birra hanno recentemente dovuto fare i conti con i tanti birrifici artigianali entrati sul mercato negli ultimi anni, i quali hanno dimostrato di muoversi molto bene sia nel campo del marketing che dell’innovazione. Inoltre, questi produttori sono stati dei pionieri sia nel campo dell’Open Innovation che del Crowdsourcing e la birra è stata uno dei primi prodotti ad ottenere dei successi grazie a progetti di questo tipo. Sono innumerevoli, infatti, i casi in cui birrifici artigianali hanno collaborato con community di esperti ed appassionati di birra per affinare le proprie ricette, introdurre prodotti nuovi o integrare e perfezionare la propria offerta. Questi piccoli produttori, spesso già ben inseriti come influencers nelle predette comunità, hanno presto saputo creare engagement ed instaurare una proficua relazione con i consumatori di birra artigianale, un segmento peraltro particolarmente smaliziato e attento a tutte le innovazioni che vengono introdotte sul mercato.

Il funzionamento della piattaforma

Tornando a parlare della birra prodotta su scala industriale, in un contesto in cui la comunicazione mono-direzionale è prevalente, Heineken ha iniziato un percorso che punta al coinvolgimento dei fan del marchio nella gestione dell’innovazione dei prodotti e delle pratiche riguardanti il loro consumo. Ideas Brewery è una piattaforma tramite la quale, previa registrazione, gli utenti possono postare le proprie idee per proporre delle innovazioni, a seconda dei contest lanciati dall’impresa. Il sistema funziona come ogni classica piattaforma di Crowdsourcing, in cui le idee vengono prima presentate e poi votate dalla community, la quale decreterà i vincitori del concorso. In questa iniziativa di Heineken è forte anche la componente social: ovviamente, per ottenere più voti si è incentivati a condividere la propria idea su Facebook e Twitter presso le proprie cerchie.
Attualmente, il contest introdotto da Heineken chiede ai propri fan di trovare idee per innovare il modo di consumare la birra alla spina, mentre quello precedente chiedeva di ideare nuovi packaging ecosostenibili. Fino ad ora quindi, le innovazioni non riguardano la formula della birra o l’introduzione di nuove ricette per nuovi prodotti, ma solo elementi accessori dell’offerta di Henieken. Alcune idee possono certamente essere considerate folli o divertenti, ma altre sono interessanti ed ingegnose, eccone alcuni esempi:

Gli obiettivi dell’iniziativa

Una delle motivazioni (anche se a mio avviso non la principale) per cui Heineken ha introdotto “Ideas Brewery” è trovare nuove idee a costi relativamente contenuti: questaè una delle classiche prerogative dei sistemi di Open Innovation, nonché una delle ragioni principali per cui vengono sempre più spesso introdotti progetti analoghi a quello del produttore di birra olandese. Nonostante ciò, gli studiosi di marketing hanno presto capito quanto il valore partecipativo possa influire positivamente su innumerevoli aspetti legati allo sviluppo ed al consumo dei prodotti.

Da questo punto di vista, gli obiettivi che la funzione marketing di Heineken potrà raggiungere tramite questo progetto sono:

  • Capire ed anticipare i trend del mercato grazie al meccanismo dei contest
  • Instaurare un dialogo e valorizzare i contributi dei propri evangelizzatori
  • Ottenere brand awareness
  • Creare brand fidelity e lovemark
  • Differenziare la percezione del proprio brand rispetto alla concorrenza (iniziative di questo genere aumentano la percezione, specialmente presso i giovani consumatori, di Heineken come brand “innovatore”).
  • Innescare meccanismi virali grazie ai social network, con un notevole risparmio di costi in comunicazione.

Se gli storici produttori di birra che competono sul mercato si sono fermati al lancio di pagine Facebook e strategie basate su Social Media, Heineken ha avuto il merito di andare aldilà degli strumenti che vengono utilizzati (spesso senza alcuna originalità) da tutti i maggiori brand. Sono curioso di capire come risponderanno i competitor di Heineken ad una iniziativa così innovativa. Certamente, “Ideas Brewery” sta spostando l’asticella del confronto un pò più in alto, in un mercato in cui non è così frequente apprezzare innovazioni così sofisticate, anche a livello di marketing.

A presto,

Massimiliano

Oggi vi parlo con piacere di una neonata start-up italiana. L’idea è stata di Davide Scomparin, designer pluripremiato che ha unito la passione per il design industriale al suo spirito imprenditoriale creando Desall, una piattaforma di crowdsourcing che ha l’obbiettivo di connettere le aziende con una comunità di creativi e designer da tutto il mondo. Desall fornisce una piattaforma che non solo è un punto di incontro tra aziende e designer, ma anche tra i designer stessi, grazie alla quale i talenti possono ottenere feedback e consigli dalla comunità. La giovene start-up è stata incubata presso H-Farm, il noto venture-incubator che opera a livello internazionale, ed è uscita da poche settimane dallo stato di “beta”.

Il funzionamento di Desall è analogo a qualsiasi piattaforma di crowdsourcing: entrambe le parti, domanda (di design) e offerta hanno mutui benefici nel ricorrere ad essa. Le aziende potranno accedere ad una comunità di designer e ottenere un risparmio di tempo e denaro, nonché una varietà di opzioni che difficilmente avrebbero a disposizione se ricorressero a metodi convenzionali. Dall’altra parte, come incentivo per i partecipanti, c’è un sistema di contest dove il cliente, a fronte del pagamento di una fee a Desall, può mettere una posta in palio ai designer che proporranno il miglior progetto. L’azienda cliente dovrà inoltre riconoscere delle royalties al designer e alla piattaforma nel caso della commercializzazione di un prodotto sviluppato all’interno della community di Desall.

La start-up sta costruendo giorno dopo giorno la sua comunità di designer, grazie anche a partnership con importanti attori del settore, tra i quali figura anche l’italiano Youngdesigner.it, piattaforma che raccoglie le idee dei designer italiani under 35.

Il team di Desall sta lavorando alacremente per trovare nuove partnership, reclutare nuovi talenti e trovare nuovi clienti. Attualmente sul sito della start-up figurano tre progetti, ma grazie anche all’ottimo lavoro a livello di comunicazione e di PR che l’azienda sta svolgendo sono sicuro che presto altre aziende faranno uso di questo ingegnoso metodo per trovare soluzioni creative nel campo del design industriale. Intanto, i meccanismi virali propri dei modelli fondati sul crowdsourcing si stanno già mettendo in moto: la start-up può già vantare una nutrita comunità di designer a caccia di progetti tramite i quali dimostrare il proprio talento.

Desall è un progetto intrigante, che può vantare di essere la prima ed unica piattaforma di crowdsourcing del suo genere. Credo che il suo successo dipenderà dal fatto di attrarre presto clienti o progetti con un alta visibilità, nonché dal saper creare un meccanismo in cui i designer migliori possano distinguersi anche all’interno della comunità. Del resto, la “fama” presso un determinato network professionale è da sempre un importante incentivo per comunità di questo genere. 

Auguro un “in bocca al lupo” al team di Desall e ringrazio Davide per la segnalazione.

A presto,

Massimiliano

Quando parliamo di Crowdsourcing solitamente pensiamo subito al “Crowd”, ovvero alla massa, alla folla. Secondo alcuni studiosi però, si stanno affermando delle tipologie di Crowdsourcing che mi piace definire “di nicchia”: si tratta dei cosiddetti “Curated Crowdsourcing” ed “Expert Crowdsourcing“. Il sorgere di queste due nuove tipologie deriva dal fatto che, negli ultimi anni, il Crowdsourcing ha goduto popolarità ed investimenti crescenti da parte delle imprese (+45% per il 2012). Solo per il 2012 inoltre, si stima che le aziende che utilizzeranno il Crowdsourcing saranno il 37% in più rispetto all’anno precedente. Così, il Crowdsourcing non sta crescendo solo quantitativamente, ma anche e soprattutto qualitativamente.

Il Curated Crowdsourcing

Il Curated Crowdsourcing nasce dall’esigenza di porre un controllo al Crowd, ovvero a “quella massa di individui con abilità e background molto diversi tra loro” per garantire la qualità dei progetti legati al contributo di questa tipologia di masse. Secondo alcuni studiosi e professionisti infatti, la serietà e la qualità di un progetto che si serve del Crowdsourcing è direttamente proporzionale alla qualità dei contributi delle persone che partecipano. Questa qualità deriva a sua volta da esperienza, abilità ed affidabilità dei partecipanti.

Sul sito www.spoolsource.com si possono leggere  le pubblicazioni dei primi studi riguardanti l’argomento, pubblicati nel 2010. Gli scrittori affermano:

Over the past year, a fair amount has been written and tweeted about the need for “curated” crowdsourcing, a fancy way of saying that there needs to be management, methods and standards to guarantee the quality of crowd-powered outsourcing. An ambiguous crowd of various skill-levels can produce ambiguous results in much the same way that allowing everyone into a public pool virtually guarantees more splashing than swimming.

Employing an unfiltered crowd can be a bit of a crapshoot, yielding as much garbage as gold. We have found while managing projects on JobSpooler that curating a crowd involves both art and science. For example, good curation should include the ability to filter for credibility and competency. The most essential metric is reliability a rating depicting the history of a worker to complete their task successfully. That said, a simple calculation of tasks attempted versus tasks completed doesn’t tell the whole story. If the rating system isn’t nuanced, it favors automatons that stick to doing simple tasks. A better algorithm balances the success rate with duration and difficulty.

Trovate l’articolo completo all’indirizzo: http://www.spoolsource.com/content/curated-crowdsourcing-business-wrangling-unruly-mob

In poche parole, i sostenitori del Curated Crowdsourcing affermano che sia necessario:

  • Filtrare la partecipazione dei membri alla community
  • Un complesso sistema di rating, per selezionare e premiare i più creativi e produttivi
  • Trovare la “Crema del Crowd”, ovvero essere in grado di individuare i partecipanti più talentuosi
  • Valorizzare l’importanza del facilitatore o del “community manager”.

L’Expert Crowdsourcing

In questo ambiente, è stata individuata un’ulteriore nicchia del Crowdsourcing, detta “Expert Crowdsourcing”, o “Expert Sourcing”. Parliamo di Expert Crowdsourcing quando la comunità di creazione (o community of practice, in lingua inglese) è costituita esclusivamente da esperti di diverse aree.

Un esempio di Expert Crowdsourcing sono le comunità di EnglishMajor.com, una community che si basa essenzialmente sul contributo di migliaia di scrittori freelancer, e GeniusRocket, un’agenzia creativa la cui comunità è composta da centinaia di professionisti diversi,  molti dei quali posseggono a loro volta una agenzia propria.

L’epoca del Crowdsourcing è appena iniziata, ma quello che pochi anni fa era semplicemente un approccio sperimentale sta già evolvendo molto velocemente. Imprenditori, manager, startupper e visionari sono avvisati!

L’articolo è stato tratto dal blog “Witology”. Potete trovare l’originale a questo indirizzo: http://blog.witology.com/en/?p=1462

A presto,

Massimiliano