Archivi per Business

Poco tempo fa, al divertentissimo evento “Desall Juice“, svolto nella magnifica sede italiana di H-Farm, ho conosciuto il team di Kentstrapper, start-up italiana pioniera nella produzione di stampanti 3D Open Source. Kentstrapper nasce nel 2011 dall’esperienza del progetto Open Source Rep Rap, frutto della collaborazione di più persone che hanno condiviso in rete le loro idee e la loro esperienza in merito alla stampa 3D. Kentstrapper è nato proprio da questo progetto, iniziando prima come team di ricerca e sviluppo per la prototipazione rapida, per poi trasformarsi in una vera e propria start-up che produce stampanti 3D.

1. La prima domanda è una curiosità personale: perché avete scelto Kentstrapper come nome?

Il nome deriva dall’unione del soprannome dato a Lorenzo durante il periodo liceale, “Kent” da Cantini (il nostro cognome), e di una storpiatura del nome dei modelli di stampanti 3D derivate dal progetto reprap ovvero “Repstrap”

2. Quale credete che sia la formula del vostro successo?

Probabilmente la passione che ci mettiamo e l’esperienza accumulata, senza per questo mostrarci presuntuosi, bensì disposti ad
accettare critiche e consigli per migliorarci continuamente.

3. Business e Open Source possono coesistere? Come?

Noi crediamo che la risposta sia affermativa. Abbiamo tra l’altro esempi eccellenti di imprese italiane che hanno creduto in tale filosofia e che ce l’hanno fatta. Anche noi siamo sotenitori dell’Open Source poichè aggiungiamo del “nostro” creando un valore aggiunto, fornendo assistenza, ad esempio. Inoltre la ricerca procede più velocemente potendo condividere e scambiare esperienze e consigli su come affrontare le problematiche che si incontrano giornalmente.

4. Che mezzi avete per combattere la concorrenza, visto che non potete proteggervi con dei brevetti?

Come anticipato nella risposta precedente, il non ricorrere a brevetti non è per noi uno svantaggio, in quanto andiamo a sviluppare dei
prodotti in cui la differenza è dettata dall’assistenza, dall’expertise e dai servizi accessori che forniamo ai clienti.

5. Avete mai pensato di costruire una vostra stampante che non sia Open Source? Perché?

Al momento non crediamo nella necessità di ricorrere ad un closed source poichè la concorrenza ci sarà sempre e ciò che fà la
differenza non è tanto l’hardware o il software, quanto il servizio.

6. Il caso del browser Firefox ha dimostrato che un software Open Source può prevalere sui suoi antagonisti closed source proprio grazie all’entusiasmo e alla dedizione della comunità dei propri sviluppatori. Pensate che anche per voi valga lo stesso?

Sicuramente il seguire una politica Open Source permette di ricevere il supporto di una comunità che coopera nello sviluppare nuove soluzioni ed upgrade, nonchè di risolvere in tempi molto più rapidi eventuali problemi che si possono presentare, grazie all’esperienza di qualcuno che ci è già passato e che vuole diffondere il suo punto di vista.

7. Sembra che nonostante alcune proposte allettanti abbiate rifiutato le offerte di alcuni investitori. Perché avete preso questa decisione?

Occorre fare una precisazione, ciò che non volevamo era avere a che fare con dei finanziatori che vedessero il progetto come mero strumento per guadagnare, per poi venderne le quote al miglior offerente e arrecare così un eventuale danno alla società. Qualora un finanziatore decidesse di entrare in società con noi e partecipare al progetto in maniera attiva non avremmo problemi a valutare la proposta.

8. Come immaginate Kentstrapper nei prossimi 5 anni? Dove vorreste arrivare?

L’obiettivo è quello di industrializzare il processo di produzione, nonchè di sfornare nuovi modelli maggiormente performanti.
Speriamo di poterci espandere per poter offrire posti di lavoro a giovani makers e poter contribuire allo sviluppo di altri portando sempre
più questa tecnologia dentro scuole, università e laboratori.

Un grazie e un “in bocca al lupo” al team di Kentstrapper, un vero esempio di quanto la passione e la dedizione dei giovani imprenditori possa creare qualcosa di grande.

A presto,

Massimiliano

Annunci

Secondo i detrattori dei modelli Open Source è impossibile o proibitivo costruire dei modelli di business sostenibili attorno a progetti “Open”. Eppure, grazie agli esempi forniti da alcune imprese, è possibile effettuare una classificazione dei vari modelli di business che possono sostenere questa tipologia di progetti. In realtà, difendere il proprio vantaggio competitivo, per un azienda che sviluppi prodotti “a sorgente aperta”, non è affatto facile. Negli anni però, la creatività di imprenditori coraggiosi e capaci ha dimostrato che c’è ancora spazio per aziende “Open” in grado di rendere questi meccanismi la fonte di un vantaggio competitivo sostenibile. Anzi, sempre più frequentemente, l’adozione di una filosofia Open è la ragione del successo di alcune start-up di nuova generazione.

Ecco una lista di modelli di business fondati su modelli Open Source:

  1. Vendita di supporto/assistenza tecnica/consulenza: è stato già visto quanto questo modello abbia fatto la fortuna di alcuni colossi come Red Hat (arrivata da poco al traguardo di un miliardo di dollari di ricavi). La vendita di assistenza e consulenza tecnica è il modello di business più usuale per le aziende che sviluppano le proprie imprese grazie a prodotti Open Source. In questa lista però non figurano solo colossi, ma anche molte piccole/medie aziende che vendono la loro expertise e customizzano software Open. È il caso, ad esempio, di CRM Village, già affrontato nel post dedicato a vTiger CRM. La condizione che può frenare lo sviluppo di una start-up che sfrutti questo modello risiede nella possibilità che qualche big player la acquisisca precocemente, o peggio investa nella fornitura di un servizio analogo. Nonostante tutto, una start-up che riesca a sviluppare una forte expertise riguardo a software di nicchia ha ancora buone possibilità di riuscire a sostenere un business fondato su queste basi.
  2. Vendita di hardware con software Open Source pre-installato: è il caso di alcune start-up, che utilizzano come fonte di revenue la vendita di hardware dotato di software Open Source. Tra queste si può citare Vyatta, produttrice di routers. Questo modello è particolarmente rischioso perché i concorrenti possono facilmente installare il software su periferiche simili. Qualora qualche big player entri in scena, le economie di scala messe in campo renderebbero presto proibitivo il proseguo dell’attività da parte di un’azienda neonata.
  3. Mix tra componenti proprietari e Open Source: È una soluzione scelta da sempre più imprese del settore dello sviluppo software Open Source. Si tratta di trattenere i diritti di alcune componenti, mentre i diritti di altri vengono rilasciati su licenze Open. Questo modello permette di ottenere il beneficio di un framework Open Source, ottimale per lo sviluppo, nonché quello di avere delle licenze che possono proteggere alcuni vantaggi strategici dell’impresa.
  4. Multi licensing: senza addentrarsi nei dettagli, questo modello tipicamente prevede la presenza di due o più licenze. Solitamente una licenza è comparabile a quelle del software proprietario, mentre la seconda è (generalmente) una licenza GPL. Questo modello si sostanzia, nella maggior parte dei casi, nella distribuzione di una versione base a costo zero o ad un costo limitato, mentre prevede il pagamento di una licenza nel caso il cliente richieda di integrare il software (nella sua versione completa) nella propria azienda. Come detto prima si tratta di un modello molto delicato, perché le tematiche riguardanti le licenze sono spesso ambigue e difficili da interpretare. Nonostante tutto, questo modello ha fatto la fortuna di svariate aziende, tra le quali Oracle, Asterisk e MySQL, solo per citarne alcune.
  5. Sponsorizzazione: questo modello è la principale fonte di introiti di Mozilla, grazie agli accordi con Google che prevedono l’utilizzo dello stesso come motore di ricerca predefinito del browser. Il rischio di questo modello di business è che, perduto l’appoggio dello sponsor, l’azienda possa trovarsi in pericolo. La perdita dei fondi derivanti dallo sponsor può determinare un cambio forzato e repentino delle strategie aziendali, potenzialmente fatale. Questo approccio è anche alla base di progetti come Ubuntu e Fedora, anche se si tratta di casi significativamente diversi da quello di Mozilla.
  6. Fondazione: questo approccio prevede di costituire una fondazione senza fini di lucro. In questo modo, la mission aziendale assume un alto valore simbolico. Il progetto e la comunità legati alla fondazione dipendono dal contributo di molteplici sponsor, nonchè, nella maggior parte dei casi, da donazioni. Negli ultimi anni le fondazioni hanno fatto in modo di innovare questo sistema, con l’obiettivo di ottenere donazioni più consistenti o durature nel tempo. L’esempio principale è quello della Linux Foundation.
  7. Donazioni: si tratta del modello classico, grazie al quale ancora molti piccoli progetti sperimentali vengono portati avanti. Nonostante sia il modello di più vecchia data, non mancano le innovazioni. Recentemente è nato un nuovo approccio a riguardo, portato alla ribalta dello sviluppatore di “Linux Tycoon”. Quest’ultimo infatti aveva promesso la pubblicazione del codice sorgente del gioco al raggiungimento di una donazione stabile di 4000 dollari mensili da parte della comunità che segue il progetto.
  8. Vendita di accessori: il modello prevede che l’azienda metta in vendita vari gadget – portachiavi, t-shirt, suppellettili – che andranno a sostenere il progetto Open Source. Si tratta di una tattica interessante, perché tende a fornire un immediato “premio” a chi ha contribuito con una donazione (sottoforma di acquisto). Non trascurabile è anche il significato simbolico che gli accessori possono ricoprire in alcune subculture. Ancora una volta Mozilla può essere citata come esempio per questa tipologia di approccio, ma non è raro incontrarlo anche nell’universo delle distribuzioni di Linux.
  9. Money from the cloud: il software è localizzato in cloud e l’azienda viene remunerata per la fornitura di questo servizio. Si tratta di un modello che ha fatto la fortuna di alcuni software CRM ed ERP Open Source, come SugarCRM e vTiger CRM.

Studiando questi diversi approcci si può capire come il ricorso ad un modello non escluda l’utilizzo di altri. Come si può notare infatti, Mozilla, come altre realtà che adottano una filosofia Open, integra vari modelli come diverse fonti di revenue.

Questa classificazione è solamente un riassunto dei principali modelli di business attualmente sfruttati da soggetti che portano avanti progetti “Open Source”. L’innovazione, anche in questo campo, è in continua evoluzione.

Se ritenete che vi siano altri modelli oltre a quelli che ho citato, scrivete pure 😉

A presto,

Massimiliano

Vi riporto un articolo trovato sul sito opensource.com. Purtroppo non ho avuto il tempo di fare un breve riassunto in italiano, per cui mi scuso con chi non parla inglese.

Open innovation is an area only beginning to enter mainstream enterprises, despite years of success in open source communities. It allows people both inside and outside the company to get involved and collaborate on new products and processes that result in beneficial change.

Dr. Andrew McAfee, who coined the term “Enterprise 2.0,” recently highlighted “open innovation” as an area ripe for mainstream business adoption. Organizations that want to find fresh approaches to their business processes, product or service offerings are encouraged to look outside traditional sources of expertise and be receptive to new contributors.

A research paper released last month by the McAfee-led AIIM Task Force on Social Business and Process Innovation, showed high levels of satisfaction for early adopters, but still found significant levels of reluctance to engage with external stakeholders such as customers, partners or prospects.

Through its case studies and survey results, the McAfee research reveals open innovation is working for its practitioners who report consistently satisfactory outcomes. Forty-eight percent of respondents engaging in open innovation reported major changes to internal processes, while 34 percent reported positive changes to external offerings.

Potete trovare il resto dell’articolo all’indirizzo http://opensource.com/business/12/2/open-innovation-good-business

A presto,

Massimiliano

Open Innovation is good for Business