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Ecco un caso che gli appassionati di marketing apprezzeranno certamente: si tratta di “Heineken Ideas Brewery”, una piattaforma di Open Innovation lanciata dal famoso brand olandese per sostenere l’innovazione di un prodotto, la birra non artigianale, che ormai può considerarsi quasi una commodity. Se pensiamo infatti a brand simili ad Heineken, le innovazioni introdotte negli ultimi anni sono tutt’altro che numerose, con investimenti che si sono focalizzati specialmente in comunicazione di tipo convenzionale e sponsorizzazioni.

Un mercato sempre più competitivo

Se da un lato i consumatori sono sempre più impermeabili alla comunicazione convenzionale, dall’altro, i grandi produttori di birra hanno recentemente dovuto fare i conti con i tanti birrifici artigianali entrati sul mercato negli ultimi anni, i quali hanno dimostrato di muoversi molto bene sia nel campo del marketing che dell’innovazione. Inoltre, questi produttori sono stati dei pionieri sia nel campo dell’Open Innovation che del Crowdsourcing e la birra è stata uno dei primi prodotti ad ottenere dei successi grazie a progetti di questo tipo. Sono innumerevoli, infatti, i casi in cui birrifici artigianali hanno collaborato con community di esperti ed appassionati di birra per affinare le proprie ricette, introdurre prodotti nuovi o integrare e perfezionare la propria offerta. Questi piccoli produttori, spesso già ben inseriti come influencers nelle predette comunità, hanno presto saputo creare engagement ed instaurare una proficua relazione con i consumatori di birra artigianale, un segmento peraltro particolarmente smaliziato e attento a tutte le innovazioni che vengono introdotte sul mercato.

Il funzionamento della piattaforma

Tornando a parlare della birra prodotta su scala industriale, in un contesto in cui la comunicazione mono-direzionale è prevalente, Heineken ha iniziato un percorso che punta al coinvolgimento dei fan del marchio nella gestione dell’innovazione dei prodotti e delle pratiche riguardanti il loro consumo. Ideas Brewery è una piattaforma tramite la quale, previa registrazione, gli utenti possono postare le proprie idee per proporre delle innovazioni, a seconda dei contest lanciati dall’impresa. Il sistema funziona come ogni classica piattaforma di Crowdsourcing, in cui le idee vengono prima presentate e poi votate dalla community, la quale decreterà i vincitori del concorso. In questa iniziativa di Heineken è forte anche la componente social: ovviamente, per ottenere più voti si è incentivati a condividere la propria idea su Facebook e Twitter presso le proprie cerchie.
Attualmente, il contest introdotto da Heineken chiede ai propri fan di trovare idee per innovare il modo di consumare la birra alla spina, mentre quello precedente chiedeva di ideare nuovi packaging ecosostenibili. Fino ad ora quindi, le innovazioni non riguardano la formula della birra o l’introduzione di nuove ricette per nuovi prodotti, ma solo elementi accessori dell’offerta di Henieken. Alcune idee possono certamente essere considerate folli o divertenti, ma altre sono interessanti ed ingegnose, eccone alcuni esempi:

Gli obiettivi dell’iniziativa

Una delle motivazioni (anche se a mio avviso non la principale) per cui Heineken ha introdotto “Ideas Brewery” è trovare nuove idee a costi relativamente contenuti: questaè una delle classiche prerogative dei sistemi di Open Innovation, nonché una delle ragioni principali per cui vengono sempre più spesso introdotti progetti analoghi a quello del produttore di birra olandese. Nonostante ciò, gli studiosi di marketing hanno presto capito quanto il valore partecipativo possa influire positivamente su innumerevoli aspetti legati allo sviluppo ed al consumo dei prodotti.

Da questo punto di vista, gli obiettivi che la funzione marketing di Heineken potrà raggiungere tramite questo progetto sono:

  • Capire ed anticipare i trend del mercato grazie al meccanismo dei contest
  • Instaurare un dialogo e valorizzare i contributi dei propri evangelizzatori
  • Ottenere brand awareness
  • Creare brand fidelity e lovemark
  • Differenziare la percezione del proprio brand rispetto alla concorrenza (iniziative di questo genere aumentano la percezione, specialmente presso i giovani consumatori, di Heineken come brand “innovatore”).
  • Innescare meccanismi virali grazie ai social network, con un notevole risparmio di costi in comunicazione.

Se gli storici produttori di birra che competono sul mercato si sono fermati al lancio di pagine Facebook e strategie basate su Social Media, Heineken ha avuto il merito di andare aldilà degli strumenti che vengono utilizzati (spesso senza alcuna originalità) da tutti i maggiori brand. Sono curioso di capire come risponderanno i competitor di Heineken ad una iniziativa così innovativa. Certamente, “Ideas Brewery” sta spostando l’asticella del confronto un pò più in alto, in un mercato in cui non è così frequente apprezzare innovazioni così sofisticate, anche a livello di marketing.

A presto,

Massimiliano

Oggi vi parlo con piacere di una neonata start-up italiana. L’idea è stata di Davide Scomparin, designer pluripremiato che ha unito la passione per il design industriale al suo spirito imprenditoriale creando Desall, una piattaforma di crowdsourcing che ha l’obbiettivo di connettere le aziende con una comunità di creativi e designer da tutto il mondo. Desall fornisce una piattaforma che non solo è un punto di incontro tra aziende e designer, ma anche tra i designer stessi, grazie alla quale i talenti possono ottenere feedback e consigli dalla comunità. La giovene start-up è stata incubata presso H-Farm, il noto venture-incubator che opera a livello internazionale, ed è uscita da poche settimane dallo stato di “beta”.

Il funzionamento di Desall è analogo a qualsiasi piattaforma di crowdsourcing: entrambe le parti, domanda (di design) e offerta hanno mutui benefici nel ricorrere ad essa. Le aziende potranno accedere ad una comunità di designer e ottenere un risparmio di tempo e denaro, nonché una varietà di opzioni che difficilmente avrebbero a disposizione se ricorressero a metodi convenzionali. Dall’altra parte, come incentivo per i partecipanti, c’è un sistema di contest dove il cliente, a fronte del pagamento di una fee a Desall, può mettere una posta in palio ai designer che proporranno il miglior progetto. L’azienda cliente dovrà inoltre riconoscere delle royalties al designer e alla piattaforma nel caso della commercializzazione di un prodotto sviluppato all’interno della community di Desall.

La start-up sta costruendo giorno dopo giorno la sua comunità di designer, grazie anche a partnership con importanti attori del settore, tra i quali figura anche l’italiano Youngdesigner.it, piattaforma che raccoglie le idee dei designer italiani under 35.

Il team di Desall sta lavorando alacremente per trovare nuove partnership, reclutare nuovi talenti e trovare nuovi clienti. Attualmente sul sito della start-up figurano tre progetti, ma grazie anche all’ottimo lavoro a livello di comunicazione e di PR che l’azienda sta svolgendo sono sicuro che presto altre aziende faranno uso di questo ingegnoso metodo per trovare soluzioni creative nel campo del design industriale. Intanto, i meccanismi virali propri dei modelli fondati sul crowdsourcing si stanno già mettendo in moto: la start-up può già vantare una nutrita comunità di designer a caccia di progetti tramite i quali dimostrare il proprio talento.

Desall è un progetto intrigante, che può vantare di essere la prima ed unica piattaforma di crowdsourcing del suo genere. Credo che il suo successo dipenderà dal fatto di attrarre presto clienti o progetti con un alta visibilità, nonché dal saper creare un meccanismo in cui i designer migliori possano distinguersi anche all’interno della comunità. Del resto, la “fama” presso un determinato network professionale è da sempre un importante incentivo per comunità di questo genere. 

Auguro un “in bocca al lupo” al team di Desall e ringrazio Davide per la segnalazione.

A presto,

Massimiliano

Salve a tutti,

volevo segnalarvi che da oggi è stata introdotta una grossa novità: The Big Cloud Project è sbarcato su Facebook!

La pagina ufficiale ospiterà contenuti esclusivi: articoli, segnalazioni, discussioni, curiosità da tutto il mondo riguardanti gli argomenti trattati nel blog. In fondo al blog potete trovare il pulsante “like”, tramite il quale diventerete automaticamente fan della pagina, oppure potete accedervi a quest’indirizzo:

http://www.facebook.com/thebigcloudproject

Vi ricordo che potete seguire The Big Cloud Project anche su Twitter:

http://www.twitter.com/mbrunelli87

A presto,

Massimiliano

Number of CFPs, 2012, Crowdsourcing.org

Come tutti gli studiosi di innovazione e di discipline aziendali avranno potuto notare, il 2011 è stato un anno ricco di successi e di crescenti investimenti per le imprese che utilizzano come approcci Crowdsouring e Open Innovation. Il 2012 non promette di meno, vista la vera e propria “esplosione” del fenomeno a livello mondiale. Tale crescita non sembra comunque volersi fermare, visto che le previsioni, soprattutto per ciò che concerne la nascita di nuove piattaforme di crowdfunding, fanno ben sperare. Le analisi di questo settore infatti, prevedono che alla fine del 2012 saranno presenti sul mercato più di 530 piattaforme di crowdsourcing (un aumento del 60% rispetto al 2011). Dando un’occhiata alla carta geografica inoltre, ci si può fare un’idea di quanto il Crowd funding sia un fenomeno che sta crescendo capillarmente in ogni angolo del globo.

Tuttavia, tutti i modelli di business legati al “crowd” stanno crescendo. Andiamo quindi a vedere quali sono queste categorie e come sono state sfruttate dalle aziende nell’anno passato. Secondo una recente classificazione del sito www.crowdsourcing.org, le categorie a cui di riferimento sono:

  • Cloud Labour: l’attività consiste nello sfruttamento di una comunità o un pool di esperti virtuale. Il Cloud Labour ha rappresentato l’8% delle attività legate al “crowd” nel 2011.
  • Crowd Funding: approccio che prevede la ricerca di supporto da una moltitudine investitori privati, ottenuto solitamente grazie a piattaforme “ad hoc”. Il crowdfunfing è la seconda tipologia di attività, con il 22%.
  • Open Innovation: i sistemi di innovazione aperta permettono la raccolta di idee e di innovazioni dal “crowd”. Le piattaforme dedicate alla Open Innovation sono  il 10% del totale.
  • Distributed Knowledge: si tratta di sistemi che condensano una conoscenza distribuita all’interno di comunità (solitamente) virtuale. La distributed Knowledge pare essere il modello più popolare, con una percentuale del 37%.
  • Crowd Creativity: il modello consiste nella ricerca di contributi dal valore altamente creativo dal “crowd”. Questo approccio, sempre più diffuso, arriva ad una percentuale del 14%.
  • Altri: gli altri approcci e le altre tipologie di piattaforme compongono, in totale, una percentuale del 9%.

I dati sono visualizzabili anche in un’infografica preparata da crowdsourcing.com.

I metodi per ingaggiare e sfruttare il crowd si moltiplicano di giorno in giorno, così come il numero di progetti. La corsa pare nella sua piena fase di ascesa e, nonostante la “crowdsourcing bubble” sia destinata a scoppiare prima o poi, questi approcci continueranno ad influenzare il marketing, l’innovazione e i modelli di business in generale.

A coloro che desiderino approfondire l’argomento con delle statistiche specifiche sulla crescita del Crowd funding, consiglio questo report proposto dalla società di consulenza Econsultancy.

A presto,

Massimiliano

Pochi giorni fa, sul blog “Five Whys“, ho notato una serie di articoli riguardanti le strutture collaborative necessarie per implementari progetti di innovazione aperta.

Vi riporto i link qui sotto:

Articolo 1

Articolo 2

Articolo 3

Articolo 4

Buona lettura!

Massimiliano

Ha da poco preso il via “Project Sputnik”, un progetto pilota basato sull’ultrabook Dell XPS13, lanciato per esplorare la possibilità di creare un laptop con tutte le caratteristiche tecniche, la flessibilità e i pacchetti software necessari al segmento degli sviluppatori.

Project Sputnik è portato avanti da Dell tramite la sua piattaforma di crowdsourcing – IdeaStorm – ed in sinergia con Canonical (lo sponsor di Ubuntu). Nello specifico, Canonical e Dell stanno collaborando per ottenere un perfetto supporto dell’harware da parte di Ubuntu, il sistema operativo prescelto per il progetto.

L’idea è quella di dare la parola agli sviluppatori per comprendere al meglio quali sono le loro necessità e i loro desideri, con il fine di creare una macchina che, a detta dei responsabili del progetto: “avrà tutto quello che uno sviluppatore vuole e nulla di quello che non vuole”.

L’idea di “Project Sputnik” arriva da Barton George, appassionato di Open Source e direttore marketing di Dell. Dopo aver presentato il proprio progetto a Mark Shuttelworth (Chairman di Canonical), i due hanno subito intuito che le potenzialità, per questo tipo di prodotto andavano ben oltre le intenzioni iniziali. L’obiettivo è quello di creare una piattaforma per lo sviluppo che sia flessibile e che stia al passo con tutte le mutevoli esigenze del mondo dei developer. Da qui la necessità di raccogliere tutte le idee grazie alle “Storm Sessions” su IdeaStorm.

Se desiderate andare più in profondità, vi consiglio di guardare l’intervista a George, che spiega brevemente la filosofia di “Project Sputnik”.

L’iniziativa si inserisce in un insieme di progetti intrapresi da Dell negli ultimi anni, volti ad aprire l’azienda alle idee degli utenti (potenziali ed effettivi) e a gestire meglio le relazioni con questi ultimi. Proprio nel campo del CRM Dell ha recentemente posato una pietra miliare, con lo sviluppo del Social Media Command Center, una sezione dell’azienda dedicata esclusivamente al monitoraggio delle discussioni, dei riferimenti e delle opinioni riguardo all’azienda e al brand.

Nonostante “Project Sputnik” sia soltanto un progetto pilota, ben si inserisce in questa logica di “monitaraggio e coinvolgimento” degli utenti. Sottolineo inoltre che IdeaStorm, la piattaforma di crowdsourcing tramite la quale Dell raccoglie le idee dal popolo del Web, ha ottenuto un discreto successo da quando è stata lanciata nel 2007. Fino ad ora l’azienda ha raccolto più di 17 mila idee e ne ha realizzate circa 500.

Una completa inversione di tendenza da parte di Dell, che in un passato non troppo lontano era tristemente nota proprio per la cattiva gestione delle relazioni con i propri clienti.

Se desiderate ulteriori informazioni, vi consiglio di tenere monitorato il blog di Barton George, dove potrete seguire gli sviluppi del progetto.

A presto,

Massimiliano

Oggi voglio parlarvi di un progetto che sto seguendo da tempo. Il suo nome è OFF  – Officine Formative, una scuola di impresa che si è posta come mission quella di fornire un supporto a tutti gli aspiranti imprenditori che sentano la necessità di un percorso formativo finalizzato a rendere possibile la realizzazione della loro business idea.

La peculiarità di OFF è quella di non essere nè un acceleratore nè un ente che vende formazione, ma un vero e proprio laboratorio, dove gli imprenditori, dopo un percorso di selezione e formazione, possono trovare l’ambiente adatto per sviluppare in maniera efficace la propria idea imprenditoriale.

Officine fomative è un progetto interessante perché si presta ad essere attrattivo soprattutto per le nuove start-up, che fanno dell’Innovazione Collaborativa e dell’Open Innovation il loro punto di forza. OFF infatti acquisisce team di potenziali imprenditori con campi di esperienza molto diversi, permettendo un confronto diretto e una condivisione della conoscenza tra i team di startupper. Il processo di mentoring di OFF è inoltre condotto da professionisti affermati o startupper di successo, fattore che rende possibile il trasferimento di idee applicabili su più progetti e/o in diverse declinazioni.

Un ambiente che, in termini tecnici, favorisce il knowledge spillover, unendo il know-how di una grande azienda – OFF è un progetto di Intesa Sanpaolo – il contributo di professionisti affermati e le idee di potenziali imprenditori.

Il percorso formativo di OFF è diviso in due parti:

  • Think it – un ciclo di e-learning che termina con 4 lezioni interattive su analisi dei concorrenti e del mercato, business strategy e marketing per dare forma all’idea e prendere coscienza delle necessità organizzative che essa comporta;
  • Make it – 8 seminari in aula e 8 settimane di intenso lavoro presso la sede di Officine per passare dalla teoria alla pratica con la preparazione di un business plan solido che tenga in considerazione non solo gli aspetti di lancio dell’azienda ma anche quelli legati alla sostenibilità nel medio-lungo periodo con focus sulla programmazione finanziaria e il risk management.

Tra i progetti che hanno preso il via grazie ad OFF volevo segnalarne uno particolarmente interessante e innovativo: Skillbros. La start-up, creata solo pochi mesi fa dalla passione di quattro giovani imprenditori, è il primo marketplace italiano della conoscenza. Tramite il sito di Skillbros è possibile registrarsi e proporre un’argomento per cui ci si vuole segnalare come “insegnanti”. Al raggiungimento di un numero sufficiente di interessi, la lezione si concretizza nell’incontro tra l’insegnante e coloro che si sono registrati per partecipare.

L’obiettivo di Skillbros non è però solo quello di offrire una piattaforma “non convenzionale” per la formazione, ma soprattutto un modo per creare reti di appassionati, ponendo dunque l’accento sulla condivisione delle passioni e l’occasione di conoscersi.

“La finalità di Skillbros è permettere alle persone di scoprire di avere appassionati proprio nei dintorni di casa, non puntiamo su lezioni classiche e convenzionali, ma su qualcosa di diverso e sulla magia e l’importanza dell’incontro”.

Se desiderate scoprire di più sui fondatori e sulla start-up – tutta italiana nonostante il nome – vi consiglio di guardare la loro intervista su Youtube:

Ho ritenuto importante dare visibilità a un’iniziativa simile non solamente perché il blog è dedicato anche ad innovatori e potenziali startupper, ma soprattutto per mettere in risalto un’ottima iniziativa di Intesa Sanpaolo a favore dell’occupazione e dell’imprenditoria. In momenti molto delicati, quale quello in cui il nostro Paese si trova ad affrontare, progetti come OFF sono ciò di cui i giovani imprenditori necessitano per trasformare in realtà le proprie idee di business, creando crescita, occupazione e sviluppo.

Consiglio inoltre di seguire il blog di OFF, dove potrete trovare tutti i giorni notizie interessanti su start-up, business stories, case studies e attualità.

A presto,

Massimiliano

Sono recentemente venuto al corrente di una nobile iniziativa organizzata da “Pubblicità Progresso” e “Centro Nazionale Sangue” per promuovere la donazione del sangue. I due enti, in occasione della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue, hanno istituito un concorso dedicato a tutti i creativi che vogliano trasmettere – con i mezzi che più preferiscono – l’importanza della donazione del sangue.

Il concorso è parte di una interessante strategia di marketing non convenzionale volta a colpire la fascia dei giovani dai 18 ai 25 anni, cercando di sensibilizzarli sul tema della donazione del sangue. La strategia prevede di coinvolgere i giovani grazie ad un progetto eccitante, basato su viral marketing e social media.

Di seguito vi propongo la locandina del concorso:

SHARE CARE

Pubblicità Progresso e Centro Nazionale Sangue uniti per promuovere la donazione

Al via un concorso di unconventional marketing web 2.0 dedicato ai giovani (18 – 28 anni)

Il 14 giugno in tutto il pianeta sarà promossa la Giornata mondiale del Donatore di sangue con il motto lanciato dall’OMS: “Every blood donor is a hero”. Un appuntamento importante che intende aumentare la consapevolezza della necessità di sangue a disposizione del sistema sanitario nazionale. Una trasfusione di sangue può salvare la vita, ma ancora oggi non si ha una piena consapevolezza di questo gesto così semplice e così importante, “convenzionalmente” vitale per rendere sostenibile le cure di tutta la comunità.

Pubblicità Progresso e Centro Nazionale Sangue promuovono un concorso dedicato ai giovani web 2.0 di età compresa tra i 18 e i 28 anni – autentici creativi- pronti a realizzare un video che proponga in modo “non convenzionale”, questo messaggio. Non più di 5 minuti di durata spaziando tra corti, comics, tube-games, rap, brano musicale, azioni di guerriglia marketing o ambient marketing. Libero pensiero ma con un obiettivo preciso, la parola chiave: SHARE CARE. CONDIVIDERE LA CURA (per sé stessi come per gli altri).

Gli elaborati verranno giudicati da una giuria di esperti in discipline di comunicazione e divulgazione medica e realizzerà una shortlist. I contributi selezionati verranno caricati su You Tube nella settimana 23 maggio – 9 giugno e potranno essere votati dal pubblico attraverso il “mi piace”.

I tre video che riceveranno più “I like” dalla giuria social, saranno i vincitori, ma la Giuria di Qualità stabilirà il vincitore assoluto e la graduatoria finale con i premi da assegnare.

Per partecipare clicca su http://www.centronazionalesangue.it/newsbox/share-care-condividere-la-cura

A presto,

Massimiliano

Quante volte, mentre stiamo mangiando, prima di andare a letto, mentre guidiamo, siamo stati folgorati da un’idea geniale? Un’idea che, siamo sicuri, risolverebbe i problemi di molte persone o ne migliorerebbe la qualità della vita? Perché non esiste una piattaforma che permetta a tutti di trasformare in realtà la propria idea e guadagnarci?

Questo deve aver pensato Ben Kaufman, quando si accingeva a creare Quirky.com. Quirky è una start-up fondata solo pochi mesi fa, e rappresenta la prima piattaforma di “Social Product Development” del mondo.
Secondo i propri creatori, Quirky rappresenta il modo più semplice per trasformare in realtà le proprie “idee geniali” e farle conoscere al mercato. Questo avviene grazie al supporto di una comunità di co-creatori che collaborano attraverso il sito Web Quirky.com e partecipano alla “curation” (o perfezionamento) e valutazione dell’idea. Ogni persona appartenente alla comunità che partecipi al perfezionamento di un determinato progetto viene definita “influencer” e il suo livello di impegno in quel progetto viene misurato attraverso un sistema di metriche. Perfezionata l’idea, il prodotto passa attraverso tutte le classiche fasi di sviluppo: ricerca, design, branding, igenierizzazione, produzione e, infine, commercializzazione.

Il sistema su cui si basa Quirky è, in buona sostanza, riassumibile in questo schema:

Una volta che il prodotto è pronto per il mercato, Quirky lo mette in commercio con il nome dell’inventore, trattenendo il 70% dei ricavi dalle vendite. Il resto viene destinato alla comunità di co-creatori e all’inventore, che trattiene circa il 10% dei ricavi del prodotto.
Il prodotto viene distribuito sia grazie ad una rete di partner (tra cui figurano anche Amazon.com, Target, Toys ‘R’ Us) sia attraverso la vendita diretta sul sito Quirky.com.
La caratteristica più interessante è però il meccanismo definito dalla start-up “social sales”, attraverso il quale ogni inventore è incentivato a promuovere in prima persona la vendita del “suo” prodotto, in diversi modi:

  • Condividendo la pagina in cui viene commercializzato il proprio prodotto sui maggiori social network
  • Creare dei banner per il proprio blog o sito Web
  • Creando mini-siti
  • Creando video virali
  • Collaborando con altre comunità di inventori per promuoverne la vendita in maniera congiunta

Tutto è permesso, perché l’interesse di vendere il prodotto è comune: maggiori saranno le vendite infatti, maggiori saranno i guadagni di Quirky, dei co-creatori e dell’inventore. Per guadagnare dalla vendita del prodotto ricordiamo infatti che non si deve essere per forza degli “inventori”, ma è sufficiente far parte della comunità di co-creatori che ha partecipato allo sviluppo del prodotto stesso.

Grazie a questo meccanismo, che io definirei “viral-incentivante”, tutti i soggetti coinvolti sono interessati a promuovere e a collaborare per aumentare le vendite del prodotto.

L’obiettivo di Quirky è quindi quello di creare, per ogni prodotto, un effetto buzz veloce e intenso, volto a fornire a questo ampia visibilità presso i maggiori social network.
Un sistema geniale, che, secondo Kaufman, porterà la start-up a raggiungere 20 milioni di dollari di ricavi nel 2012. Un meccanismo fondato su tre punti:

  • Il sistema “viral-incentivante”, basato su un’efficace sistema di metriche per misurare la partecipazione dei co-creatori, unito ad un meccanismo di incentivazione economica.
  • La collaborazione dei co-creatori ai vari progetti, che funge da efficace test “pre-commercializzazione”, dando in maniera preventiva un’idea dei punti di forza e debolezza del prodotto, decidendone “vita” o “morte”.
  • Lo sviluppo di una comunità di creativi e makers, che condividono la stessa passione, e che, messi insieme, possono moltiplicare all’infinito le possibilità offerte dalla piattaforma. Quirky è infatti progettata con il fine di essere flessibile ed aperta all’esterno.

A mio avviso Quirky rappresenta, in maniera concreta, la ridefinizione della teoria della “organizzazione scientifica del lavoro” di Taylor, dove il concetto di efficienza dello sfruttamento delle risorse interne viene addirittura ribaltato, ponendo, come nuovo punto focale, la massimizzazione dello sfruttamento delle risorse esterne all’impresa.

Come tendenza degli ultimi anni, si può notare quanto l’evoluzione tecnologica e delle discipline economico-aziendali siano responsabili del sorgere di start-up sempre più “Open” o “Social”.

La voglia di partecipazione del consumatore 2.0 ha quindi definitivamente sancito la morte delle grandi imprese che decidevano per lui, aprendo la strada a nuovi modelli di impresa, più adatti alla mutevolezza delle sue esigenze e maggiormente aperti al suo ascolto e coinvolgimento.
Grazie a pionieri quali i sistemi Open Source e le comunità di creazione, una nuova rivoluzione industriale pare profilarsi, in cui, finalmente, il protagonista è il consumatore.

Se avete una grande idea o tanta voglia di partecipare, vi consiglio di fare un giro su Quirky.com, sono curioso di sapere cosa ne pensate! Se invece volete capirne di più e avete poco tempo, ecco Quirky spiegato in 50 secondi:

A presto,

Massimiliano

Vari ricercatori, negli anni passati, hanno cercato di indagare quali sono le motivazioni che spingono i consumatori a partecipare ai progetti di co-creazione. Alcuni sostengono che il bisogno di co-creare sia dovuto ad un mutamento nelle abitudini di consumo, spinto anche da Internet, dai Social e dalle nuove tecnologie in genere. Altri ricercatori sostengono che questo bisogno sia incoraggiato dalle imprese, che hanno la necessità di instaurare “un dialogo” con i propri clienti, con l’obiettivo di massimizzare il valore per il cliente e per l’azienda, qualora questa abbia adottato un approccio relazionale al Marketing. Per altre realtà invece, come dimostrato dal “caso Innocentive“, la co-creazione rappresenta semplicemente un risparmio di tempo e denaro.

Sono convinto, però, che ancora molto ci sia da dire riguardo alle motivazioni che spingono i consumatori a co-creare. In particolare, credo che per ora si sia solamente “grattato la superficie” e non si sia andati ancora in profondità a riguardo.

Un nobile sforzo in questo senso arriva da una studentessa dell’Università Commerciale Luigi Bocconi, Giulia Tievoli, che ha scelto, come argomento della sua Relazione Finale del terzo anno, di indagare proprio quali sono le motivazioni che spingono i consumatori a co-creare. Come metodo di ricerca ha deciso di avvalersi di un questionario, che esorto tutti a compilare per rendere il campione della ricerca il più robusto possibile, in modo da ottenere un risultato quantitativamente e qualitativamente significativo. Il questionario è in forma anonima e richiede solamente uno-due minuti di tempo per essere compilato.

Il link per partecipare alla ricerca è il seguente: https://qtrial.qualtrics.com/SE/?SID=SV_aXhaeejp4dj2gfi

Non serve essere esperti per rispondere alle domande, quindi, una volta compilato, potete segnalarlo anche ai vostri amici tramite e-mail o social. I risultati della ricerca saranno pubblicati non appena i dati saranno analizzati. Nel frattempo ringrazio tutti anticipatamente per la collaborazione e faccio un “in bocca al lupo” a Giulia per la sua tesi.

A presto,

Massimiliano