Come le aziende sfruttano “il crowd”: i dati del 2011

giugno 29, 2012 — 2 commenti

Number of CFPs, 2012, Crowdsourcing.org

Come tutti gli studiosi di innovazione e di discipline aziendali avranno potuto notare, il 2011 è stato un anno ricco di successi e di crescenti investimenti per le imprese che utilizzano come approcci Crowdsouring e Open Innovation. Il 2012 non promette di meno, vista la vera e propria “esplosione” del fenomeno a livello mondiale. Tale crescita non sembra comunque volersi fermare, visto che le previsioni, soprattutto per ciò che concerne la nascita di nuove piattaforme di crowdfunding, fanno ben sperare. Le analisi di questo settore infatti, prevedono che alla fine del 2012 saranno presenti sul mercato più di 530 piattaforme di crowdsourcing (un aumento del 60% rispetto al 2011). Dando un’occhiata alla carta geografica inoltre, ci si può fare un’idea di quanto il Crowd funding sia un fenomeno che sta crescendo capillarmente in ogni angolo del globo.

Tuttavia, tutti i modelli di business legati al “crowd” stanno crescendo. Andiamo quindi a vedere quali sono queste categorie e come sono state sfruttate dalle aziende nell’anno passato. Secondo una recente classificazione del sito www.crowdsourcing.org, le categorie a cui di riferimento sono:

  • Cloud Labour: l’attività consiste nello sfruttamento di una comunità o un pool di esperti virtuale. Il Cloud Labour ha rappresentato l’8% delle attività legate al “crowd” nel 2011.
  • Crowd Funding: approccio che prevede la ricerca di supporto da una moltitudine investitori privati, ottenuto solitamente grazie a piattaforme “ad hoc”. Il crowdfunfing è la seconda tipologia di attività, con il 22%.
  • Open Innovation: i sistemi di innovazione aperta permettono la raccolta di idee e di innovazioni dal “crowd”. Le piattaforme dedicate alla Open Innovation sono  il 10% del totale.
  • Distributed Knowledge: si tratta di sistemi che condensano una conoscenza distribuita all’interno di comunità (solitamente) virtuale. La distributed Knowledge pare essere il modello più popolare, con una percentuale del 37%.
  • Crowd Creativity: il modello consiste nella ricerca di contributi dal valore altamente creativo dal “crowd”. Questo approccio, sempre più diffuso, arriva ad una percentuale del 14%.
  • Altri: gli altri approcci e le altre tipologie di piattaforme compongono, in totale, una percentuale del 9%.

I dati sono visualizzabili anche in un’infografica preparata da crowdsourcing.com.

I metodi per ingaggiare e sfruttare il crowd si moltiplicano di giorno in giorno, così come il numero di progetti. La corsa pare nella sua piena fase di ascesa e, nonostante la “crowdsourcing bubble” sia destinata a scoppiare prima o poi, questi approcci continueranno ad influenzare il marketing, l’innovazione e i modelli di business in generale.

A coloro che desiderino approfondire l’argomento con delle statistiche specifiche sulla crescita del Crowd funding, consiglio questo report proposto dalla società di consulenza Econsultancy.

A presto,

Massimiliano

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2 responses to Come le aziende sfruttano “il crowd”: i dati del 2011

  1. 

    salve vorrei sapere il tuo cognome visto che vorrei usare il pezzo in una tesi, per citarcti nelle fonti grazie.

    • 

      Ciao, il nome per esteso è Massimiliano Brunelli.
      In ogni caso, l’articolo a cui fai riferimento non ha avuto un grande valore aggiunto da parte mia perché è la semplice presentazione di alcuni risultati di indagini condotte da terzi. Visto che si tratta di una tesi ti consiglierei di citare le fonti che hanno condotto la ricerca. Le puoi consultare tramite i link presenti nell’articolo.

      Se stai scrivendo una tesi sul crowdsourcing comunque puoi inviarmela a lavoro finito e posso provvedere a pubblicarla intera o nei suoi estratti più importanti (questo a tua discrezione), a tuo nome.

      Se ti serve altro non esitare a chiedere, se vuoi puoi scrivermi anche alla mail che trovi nella sezione “Chi sono” del blog.

      Buon lavoro!

      Massimiliano

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