La televisione del futuro: tra social, co-creation e crowdsourcing

dicembre 10, 2011 — 1 commento

Se tutto, intorno a noi, sta diventando sempre più social, anche la buona vecchia televisione non può esimersi dall’attraversare questo processo di “socializzazione”. Fino a pochi anni fa la televisione era il mezzo “non interattivo” per eccellenza, ma i rapidi cambiamenti nelle tecnologie e nelle abitudini dei telespettatori (anche loro consumatori 2.0) stanno favorendo format televisivi sempre più partecipativi e ricchi di user generated contents (UGC).

Il fenomeno della co-creation quindi non risparmia nemmeno la TV; basta un’occhiata distratta al teleschermo per capire che il cambiamento è in atto. In una recente intervista ad “affaritaliani.it”, Bruno Pellegrini, esperto di digital media e CEO di TheBlogTv, afferma che nel futuro, sempre più programmi chiederanno il coinvolgimento di fan e telespettatori, tramite modalità più o meno creative.

Secondo Pellegrini, per uscire dalla monotonia e rinnovarsi, la televisione sarà sempre più ricca di UGC, di programmi basati su co-creation e crowdsourcing. L’esempio migliore è proprio Top5, programma televisivo in onda su Rai5, in cui i partecipanti, videomaker in erba – e non solo – stilano la propria personalissima Top5 in merito ai temi più disparati. Il programma trae spunto dal romanzo “High Fidelity” di Nick Hornbyin cui, tramite una classifica, ogni personaggio esternava la sua visione della realtà.

Il sistema di funzionamento di Top5 è semplice, spiega Pellegrini: “una volta chiuso il contratto con il network viene aperta una call for video su Userfarm definendo cosa stiamo cercando e quanto viene retribuito. I videomaker caricano i loro video e il nostro staff autoriale seleziona ciò che ci è utile alla realizzazione dei programmi o, se necessario, chiede delle modifiche. In quel momento il videomaker riceve il compenso sul suo portafoglio elettronico. Quindi elaboriamo i video costruendo il programma per la tv e consegniamo la puntata al network”.

Se volete darvi un’idea di come funziona Top5, vi consiglio questo divertentissimo video della Iena Pif:

La partecipazione ai contenuti dei programmi non è però l’unica modalità per rendere la televisione “interattiva” e partecipativa. Grazie ai social network e ad un’attenta attività di marketing, rivolta al coinvolgimento dei telespettatori, anche i programmi meno interattivi o le serie televisive hanno l’opportunità di stringere un forte legame con le persone. Gli autori di una serie TV quindi, possono già, attraverso una attenta attività di “listening in” sul Web e i social network, trarre degli spunti importanti per i futuri sviluppi delle future stagioni.

Ma c’è molto di più: i social network (che stanno gradualmente sostituendo i siti aziendali) sono diventati così potenti da poter diventare essi stessi il soggetto principale di una trasmissione televisiva. In programmi come Xtra Factor, Terzo Tempo (in diretta con noi) di Sky Sport, per esempio, i “Tweet” dei telespettatori, i collegamenti tramite Skype ecc.. rappresentano il perno centrale della trasmissione, che si sviluppa intorno a questi commenti e contributi.

A onor del vero, credo che questo processo di “socializzazione” e co-creazione dei programmi TV sia iniziato molto prima dell’esistenza dei social network. Penso ai vecchi programmi sportivi di “serie b” sulle reti private, dove ben prima di Twitter e Facebook venivano dedicati degli spazi a contributi telefonici dei telespettatori (che spesso si rivelavano divertentissimi), o alle trasmissioni radiofoniche in cui si chiede ai radioascoltatori di “dire la loro” riguardo a un determinato argomento (si pensi al programma televisivo e radiofonico “Stalk Radio”).

Se la partecipazione ai programmi televisivi e radiofonici non è una cosa nuova, sono altresì convinto che il contributo dei social network e il diffondersi della cultura in merito agli UGC e alla co-creation stia determinante nel dare nuovi importanti stimoli agli autori delle trasmissioni, e stia creando, per i telespettatori, un modello che migliori la loro esperienza emotiva e che ampli il valore dei programmi.

Per saperne di più, consiglio la lettura dell’intervista completa a Bruno Pellegrini e un interessantissimo articolo pubblicato recentemente su ninjamarketing.it, che parla proprio di TV 2.0 e Social TV.

A presto,

Massimiliano

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  1. TheBlogTV: un modello di eccellenza di crowdsourcing « The Big Cloud Project - gennaio 2, 2012

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