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OFF: un laboratorio dove gli startupper possono collaborare, condividere e crescere

Oggi voglio parlarvi di un progetto che sto seguendo da tempo. Il suo nome è OFF  – Officine Formative, una scuola di impresa che si è posta come mission quella di fornire un supporto a tutti gli aspiranti imprenditori che sentano la necessità di un percorso formativo finalizzato a rendere possibile la realizzazione della loro business idea.

La peculiarità di OFF è quella di non essere nè un acceleratore nè un ente che vende formazione, ma un vero e proprio laboratorio, dove gli imprenditori, dopo un percorso di selezione e formazione, possono trovare l’ambiente adatto per sviluppare in maniera efficace la propria idea imprenditoriale.

Officine fomative è un progetto interessante perché si presta ad essere attrattivo soprattutto per le nuove start-up, che fanno dell’Innovazione Collaborativa e dell’Open Innovation il loro punto di forza. OFF infatti acquisisce team di potenziali imprenditori con campi di esperienza molto diversi, permettendo un confronto diretto e una condivisione della conoscenza tra i team di startupper. Il processo di mentoring di OFF è inoltre condotto da professionisti affermati o startupper di successo, fattore che rende possibile il trasferimento di idee applicabili su più progetti e/o in diverse declinazioni.

Un ambiente che, in termini tecnici, favorisce il knowledge spillover, unendo il know-how di una grande azienda – OFF è un progetto di Intesa Sanpaolo – il contributo di professionisti affermati e le idee di potenziali imprenditori.

Il percorso formativo di OFF è diviso in due parti:

  • Think it – un ciclo di e-learning che termina con 4 lezioni interattive su analisi dei concorrenti e del mercato, business strategy e marketing per dare forma all’idea e prendere coscienza delle necessità organizzative che essa comporta;
  • Make it – 8 seminari in aula e 8 settimane di intenso lavoro presso la sede di Officine per passare dalla teoria alla pratica con la preparazione di un business plan solido che tenga in considerazione non solo gli aspetti di lancio dell’azienda ma anche quelli legati alla sostenibilità nel medio-lungo periodo con focus sulla programmazione finanziaria e il risk management.

Tra i progetti che hanno preso il via grazie ad OFF volevo segnalarne uno particolarmente interessante e innovativo: Skillbros. La start-up, creata solo pochi mesi fa dalla passione di quattro giovani imprenditori, è il primo marketplace italiano della conoscenza. Tramite il sito di Skillbros è possibile registrarsi e proporre un’argomento per cui ci si vuole segnalare come “insegnanti”. Al raggiungimento di un numero sufficiente di interessi, la lezione si concretizza nell’incontro tra l’insegnante e coloro che si sono registrati per partecipare.

L’obiettivo di Skillbros non è però solo quello di offrire una piattaforma “non convenzionale” per la formazione, ma soprattutto un modo per creare reti di appassionati, ponendo dunque l’accento sulla condivisione delle passioni e l’occasione di conoscersi.

“La finalità di Skillbros è permettere alle persone di scoprire di avere appassionati proprio nei dintorni di casa, non puntiamo su lezioni classiche e convenzionali, ma su qualcosa di diverso e sulla magia e l’importanza dell’incontro”.

Se desiderate scoprire di più sui fondatori e sulla start-up – tutta italiana nonostante il nome – vi consiglio di guardare la loro intervista su Youtube:

Ho ritenuto importante dare visibilità a un’iniziativa simile non solamente perché il blog è dedicato anche ad innovatori e potenziali startupper, ma soprattutto per mettere in risalto un’ottima iniziativa di Intesa Sanpaolo a favore dell’occupazione e dell’imprenditoria. In momenti molto delicati, quale quello in cui il nostro Paese si trova ad affrontare, progetti come OFF sono ciò di cui i giovani imprenditori necessitano per trasformare in realtà le proprie idee di business, creando crescita, occupazione e sviluppo.

Consiglio inoltre di seguire il blog di OFF, dove potrete trovare tutti i giorni notizie interessanti su start-up, business stories, case studies e attualità.

A presto,

Massimiliano

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SHARE CARE: crowdsourcing per promuovere la donazione del sangue

Sono recentemente venuto al corrente di una nobile iniziativa organizzata da “Pubblicità Progresso” e “Centro Nazionale Sangue” per promuovere la donazione del sangue. I due enti, in occasione della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue, hanno istituito un concorso dedicato a tutti i creativi che vogliano trasmettere – con i mezzi che più preferiscono – l’importanza della donazione del sangue.

Il concorso è parte di una interessante strategia di marketing non convenzionale volta a colpire la fascia dei giovani dai 18 ai 25 anni, cercando di sensibilizzarli sul tema della donazione del sangue. La strategia prevede di coinvolgere i giovani grazie ad un progetto eccitante, basato su viral marketing e social media.

Di seguito vi propongo la locandina del concorso:

SHARE CARE

Pubblicità Progresso e Centro Nazionale Sangue uniti per promuovere la donazione

Al via un concorso di unconventional marketing web 2.0 dedicato ai giovani (18 – 28 anni)

Il 14 giugno in tutto il pianeta sarà promossa la Giornata mondiale del Donatore di sangue con il motto lanciato dall’OMS: “Every blood donor is a hero”. Un appuntamento importante che intende aumentare la consapevolezza della necessità di sangue a disposizione del sistema sanitario nazionale. Una trasfusione di sangue può salvare la vita, ma ancora oggi non si ha una piena consapevolezza di questo gesto così semplice e così importante, “convenzionalmente” vitale per rendere sostenibile le cure di tutta la comunità.

Pubblicità Progresso e Centro Nazionale Sangue promuovono un concorso dedicato ai giovani web 2.0 di età compresa tra i 18 e i 28 anni – autentici creativi- pronti a realizzare un video che proponga in modo “non convenzionale”, questo messaggio. Non più di 5 minuti di durata spaziando tra corti, comics, tube-games, rap, brano musicale, azioni di guerriglia marketing o ambient marketing. Libero pensiero ma con un obiettivo preciso, la parola chiave: SHARE CARE. CONDIVIDERE LA CURA (per sé stessi come per gli altri).

Gli elaborati verranno giudicati da una giuria di esperti in discipline di comunicazione e divulgazione medica e realizzerà una shortlist. I contributi selezionati verranno caricati su You Tube nella settimana 23 maggio – 9 giugno e potranno essere votati dal pubblico attraverso il “mi piace”.

I tre video che riceveranno più “I like” dalla giuria social, saranno i vincitori, ma la Giuria di Qualità stabilirà il vincitore assoluto e la graduatoria finale con i premi da assegnare.

Per partecipare clicca su http://www.centronazionalesangue.it/newsbox/share-care-condividere-la-cura

A presto,

Massimiliano

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Open Source + Crowdsourcing = Project Sputnik

Ha da poco preso il via “Project Sputnik”, un progetto pilota basato sull’ultrabook Dell XPS13, lanciato per esplorare la possibilità di creare un laptop con tutte le caratteristiche tecniche, la flessibilità e i pacchetti software necessari al segmento degli sviluppatori.

Project Sputnik è portato avanti da Dell tramite la sua piattaforma di crowdsourcing – IdeaStorm – ed in sinergia con Canonical (lo sponsor di Ubuntu). Nello specifico, Canonical e Dell stanno collaborando per ottenere un perfetto supporto dell’harware da parte di Ubuntu, il sistema operativo prescelto per il progetto.

L’idea è quella di dare la parola agli sviluppatori per comprendere al meglio quali sono le loro necessità e i loro desideri, con il fine di creare una macchina che, a detta dei responsabili del progetto: “avrà tutto quello che uno sviluppatore vuole e nulla di quello che non vuole”.

L’idea di “Project Sputnik” arriva da Barton George, appassionato di Open Source e direttore marketing di Dell. Dopo aver presentato il proprio progetto a Mark Shuttelworth (Chairman di Canonical), i due hanno subito intuito che le potenzialità, per questo tipo di prodotto andavano ben oltre le intenzioni iniziali. L’obiettivo è quello di creare una piattaforma per lo sviluppo che sia flessibile e che stia al passo con tutte le mutevoli esigenze del mondo dei developer. Da qui la necessità di raccogliere tutte le idee grazie alle “Storm Sessions” su IdeaStorm.

Se desiderate andare più in profondità, vi consiglio di guardare l’intervista a George, che spiega brevemente la filosofia di “Project Sputnik”.

L’iniziativa si inserisce in un insieme di progetti intrapresi da Dell negli ultimi anni, volti ad aprire l’azienda alle idee degli utenti (potenziali ed effettivi) e a gestire meglio le relazioni con questi ultimi. Proprio nel campo del CRM Dell ha recentemente posato una pietra miliare, con lo sviluppo del Social Media Command Center, una sezione dell’azienda dedicata esclusivamente al monitoraggio delle discussioni, dei riferimenti e delle opinioni riguardo all’azienda e al brand.

Nonostante “Project Sputnik” sia soltanto un progetto pilota, ben si inserisce in questa logica di “monitaraggio e coinvolgimento” degli utenti. Sottolineo inoltre che IdeaStorm, la piattaforma di crowdsourcing tramite la quale Dell raccoglie le idee dal popolo del Web, ha ottenuto un discreto successo da quando è stata lanciata nel 2007. Fino ad ora l’azienda ha raccolto più di 17 mila idee e ne ha realizzate circa 500.

Una completa inversione di tendenza da parte di Dell, che in un passato non troppo lontano era tristemente nota proprio per la cattiva gestione delle relazioni con i propri clienti.

Se desiderate ulteriori informazioni, vi consiglio di tenere monitorato il blog di Barton George, dove potrete seguire gli sviluppi del progetto.

A presto,

Massimiliano

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Hai un’idea geniale? Con Quirky, la piattaforma di “social development” può diventare realtà (e farti guadagnare)

Quante volte, mentre stiamo mangiando, prima di andare a letto, mentre guidiamo, siamo stati folgorati da un’idea geniale? Un’idea che, siamo sicuri, risolverebbe i problemi di molte persone o ne migliorerebbe la qualità della vita? Perché non esiste una piattaforma che permetta a tutti di trasformare in realtà la propria idea e guadagnarci?

Questo deve aver pensato Ben Kaufman, quando si accingeva a creare Quirky.com. Quirky è una start-up fondata solo pochi mesi fa, e rappresenta la prima piattaforma di “Social Product Development” del mondo.
Secondo i propri creatori, Quirky rappresenta il modo più semplice per trasformare in realtà le proprie “idee geniali” e farle conoscere al mercato. Questo avviene grazie al supporto di una comunità di co-creatori che collaborano attraverso il sito Web Quirky.com e partecipano alla “curation” (o perfezionamento) e valutazione dell’idea. Ogni persona appartenente alla comunità che partecipi al perfezionamento di un determinato progetto viene definita “influencer” e il suo livello di impegno in quel progetto viene misurato attraverso un sistema di metriche. Perfezionata l’idea, il prodotto passa attraverso tutte le classiche fasi di sviluppo: ricerca, design, branding, igenierizzazione, produzione e, infine, commercializzazione.

Il sistema su cui si basa Quirky è, in buona sostanza, riassumibile in questo schema:

Una volta che il prodotto è pronto per il mercato, Quirky lo mette in commercio con il nome dell’inventore, trattenendo il 70% dei ricavi dalle vendite. Il resto viene destinato alla comunità di co-creatori e all’inventore, che trattiene circa il 10% dei ricavi del prodotto.
Il prodotto viene distribuito sia grazie ad una rete di partner (tra cui figurano anche Amazon.com, Target, Toys ‘R’ Us) sia attraverso la vendita diretta sul sito Quirky.com.
La caratteristica più interessante è però il meccanismo definito dalla start-up “social sales”, attraverso il quale ogni inventore è incentivato a promuovere in prima persona la vendita del “suo” prodotto, in diversi modi:

  • Condividendo la pagina in cui viene commercializzato il proprio prodotto sui maggiori social network
  • Creare dei banner per il proprio blog o sito Web
  • Creando mini-siti
  • Creando video virali
  • Collaborando con altre comunità di inventori per promuoverne la vendita in maniera congiunta

Tutto è permesso, perché l’interesse di vendere il prodotto è comune: maggiori saranno le vendite infatti, maggiori saranno i guadagni di Quirky, dei co-creatori e dell’inventore. Per guadagnare dalla vendita del prodotto ricordiamo infatti che non si deve essere per forza degli “inventori”, ma è sufficiente far parte della comunità di co-creatori che ha partecipato allo sviluppo del prodotto stesso.

Grazie a questo meccanismo, che io definirei “viral-incentivante”, tutti i soggetti coinvolti sono interessati a promuovere e a collaborare per aumentare le vendite del prodotto.

L’obiettivo di Quirky è quindi quello di creare, per ogni prodotto, un effetto buzz veloce e intenso, volto a fornire a questo ampia visibilità presso i maggiori social network.
Un sistema geniale, che, secondo Kaufman, porterà la start-up a raggiungere 20 milioni di dollari di ricavi nel 2012. Un meccanismo fondato su tre punti:

  • Il sistema “viral-incentivante”, basato su un’efficace sistema di metriche per misurare la partecipazione dei co-creatori, unito ad un meccanismo di incentivazione economica.
  • La collaborazione dei co-creatori ai vari progetti, che funge da efficace test “pre-commercializzazione”, dando in maniera preventiva un’idea dei punti di forza e debolezza del prodotto, decidendone “vita” o “morte”.
  • Lo sviluppo di una comunità di creativi e makers, che condividono la stessa passione, e che, messi insieme, possono moltiplicare all’infinito le possibilità offerte dalla piattaforma. Quirky è infatti progettata con il fine di essere flessibile ed aperta all’esterno.

A mio avviso Quirky rappresenta, in maniera concreta, la ridefinizione della teoria della “organizzazione scientifica del lavoro” di Taylor, dove il concetto di efficienza dello sfruttamento delle risorse interne viene addirittura ribaltato, ponendo, come nuovo punto focale, la massimizzazione dello sfruttamento delle risorse esterne all’impresa.

Come tendenza degli ultimi anni, si può notare quanto l’evoluzione tecnologica e delle discipline economico-aziendali siano responsabili del sorgere di start-up sempre più “Open” o “Social”.

La voglia di partecipazione del consumatore 2.0 ha quindi definitivamente sancito la morte delle grandi imprese che decidevano per lui, aprendo la strada a nuovi modelli di impresa, più adatti alla mutevolezza delle sue esigenze e maggiormente aperti al suo ascolto e coinvolgimento.
Grazie a pionieri quali i sistemi Open Source e le comunità di creazione, una nuova rivoluzione industriale pare profilarsi, in cui, finalmente, il protagonista è il consumatore.

Se avete una grande idea o tanta voglia di partecipare, vi consiglio di fare un giro su Quirky.com, sono curioso di sapere cosa ne pensate! Se invece volete capirne di più e avete poco tempo, ecco Quirky spiegato in 50 secondi:

A presto,

Massimiliano

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Quali sono le motivazioni che spingono i consumatori a co-creare? Dite la vostra!

Vari ricercatori, negli anni passati, hanno cercato di indagare quali sono le motivazioni che spingono i consumatori a partecipare ai progetti di co-creazione. Alcuni sostengono che il bisogno di co-creare sia dovuto ad un mutamento nelle abitudini di consumo, spinto anche da Internet, dai Social e dalle nuove tecnologie in genere. Altri ricercatori sostengono che questo bisogno sia incoraggiato dalle imprese, che hanno la necessità di instaurare “un dialogo” con i propri clienti, con l’obiettivo di massimizzare il valore per il cliente e per l’azienda, qualora questa abbia adottato un approccio relazionale al Marketing. Per altre realtà invece, come dimostrato dal “caso Innocentive“, la co-creazione rappresenta semplicemente un risparmio di tempo e denaro.

Sono convinto, però, che ancora molto ci sia da dire riguardo alle motivazioni che spingono i consumatori a co-creare. In particolare, credo che per ora si sia solamente “grattato la superficie” e non si sia andati ancora in profondità a riguardo.

Un nobile sforzo in questo senso arriva da una studentessa dell’Università Commerciale Luigi Bocconi, Giulia Tievoli, che ha scelto, come argomento della sua Relazione Finale del terzo anno, di indagare proprio quali sono le motivazioni che spingono i consumatori a co-creare. Come metodo di ricerca ha deciso di avvalersi di un questionario, che esorto tutti a compilare per rendere il campione della ricerca il più robusto possibile, in modo da ottenere un risultato quantitativamente e qualitativamente significativo. Il questionario è in forma anonima e richiede solamente uno-due minuti di tempo per essere compilato.

Il link per partecipare alla ricerca è il seguente: https://qtrial.qualtrics.com/SE/?SID=SV_aXhaeejp4dj2gfi

Non serve essere esperti per rispondere alle domande, quindi, una volta compilato, potete segnalarlo anche ai vostri amici tramite e-mail o social. I risultati della ricerca saranno pubblicati non appena i dati saranno analizzati. Nel frattempo ringrazio tutti anticipatamente per la collaborazione e faccio un “in bocca al lupo” a Giulia per la sua tesi.

A presto,

Massimiliano

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The Big Cloud Project sbarca su Google Currents

È con grande gioia che comunico a tutti coloro che seguono il blog che da oggi potete consultarlo comodamente anche tramite l’applicazione Android/iOS Google Currents.

Per aggiungerlo alla vostra “edicola digitale”, vi basterà seguire questi semplici passi:

  1. Scaricare l’applicazione dall’app store di Apple (se avete un iPhone o un iPad) o dal Play Store di Google (se avete un dispositivo Android).
  2. Andare in “Libreria”, scorrerla fino in fondo e cliccare su “aggiungi altro”
  3. Entrati nella Libreria cliccare su “Cerca”
  4. Digitare “The Big Cloud Project”
  5. Cliccare sul pulsante “Aggiungi” a destra
Se state leggendo questo post da un tablet o da uno smartphone ed avete già installato Google Currents invece, vi basterà cliccare questo link: http://goo.gl/mag/7VUay

A questo punto potrete consultare e ricevere comodamente gli aggiornamenti del blog insieme a tutte le notizie che ricevete dalle vostre riviste o siti che amate di più. La visualizzazione è gradevole e i caricamenti sono velocissimi su qualsiasi dispositivo mobile, in questo modo non potrete più perdervi neanche un aggiornamento dalle vostre riviste, blog e siti preferiti!

Se non sapete cos’è Google Currents vi consiglio di dare un’occhiata al video introduttivo….e di poi catapultarvi a scaricare l’app ;)

A presto,

Massimiliano

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Living Docs: Mozilla inventa i documentari Open Source

Mozilla è nota da sempre per il famosissimo browser Open Source “Firefox”. Da alcuni mesi però la fondazione è impegnata nel lancio di un nuovo interessante progetto, chiamato “Living Docs“.

Living Docs è un progetto rivolto a tutti gli appassionati di documentaristica per il Web, tramite il quale è possibile creare dei veri e propri documentari Open Source. Il tutto avviene grazie alla nuova app (made in Mozilla) denominata “Popcorn”, un applicativo Open Source disegnato appositamente per fornire una piattaforma flessibile a tutti coloro che vorranno lavorare ai “Documentari Viventi”.

Per farla breve, Software Open Source per contenuti Open Source. Abbiamo già visto (nel post dedicato al perché del successo di Firefox) quanto la “Open Source Way”, unita ad una strategia di Marketing Virale e Tribale ottimamente pianificata ed implementata, abbiano determinato il grande successo del browser Firefox.

Living Docs seguirà probabilmente una strategia simile, nonostante sia (almeno per ora) rivolto ad una nicchia ben precisa: videomakers indipendenti, prevalentemente dotati di un background ispirato alla “cultura hacker”. Per promuovere e formare all’utilizzo di Popcorn e Living Docs, Mozilla sta programmando una serie di “Hack Days”, durante i quali i partecipanti potranno condividere idee, progetti, codice e partecipare a dei seminari dedicati a come utilizzare al meglio i tool messi a disposizione da Mozilla.

Tra i partner e i finanziatori del progetto si trovano alcuni nomi di spicco nel settore della cinematografia indipendente, ma non solo: The Tribeca Film Institute, The Center for Social Media at American University, ITVS (Independent Television Service) e BAVC (The Bay Area Video Coalition).

Living Docs pare avere tutte le carte in regola per essere un progetto vincente, soprattutto perché Mozilla ha sempre tenuto fede alla propria filosofia e cultura aziendale, fattore che oggigiorno è di importanza cruciale. Ora più che mai, come già ampiamente dimostrato, per determinare il successo di un prodotto non è più sufficiente un posizionamento adeguato, ma è sempre più necessario che esso sia dotato di un “sense providing”, ovvero che il prodotto, l’azienda o il brand sappiano ritagliarsi un “senso all’interno della società”. Il vantaggio di sfruttare piattaforme completamente Open, inoltre, rende più facile per Mozilla attivare “conversazioni” con gli utilizzatori finali, altra condizione che ha assunto una importanza crescente negli ultimi anni.

L’obiettivo di Living Docs è presto individuabile nella sezione in cui Mozilla spiega le finalità del progetto. In poche parole, Mozilla desidera porre l’accento sulla possibilità data agli “web users” di trasformarsi in “web makers”:

Mozilla believes that users of the web should also be makers of the web. We support documentarians and other storytellers through the Mozilla Popcorn project, creating a set of technologies for linking media to the web. We also run events, host gatherings, and create curricula that teaches “web making” skills and literacies.

The web offers a shared commons of images and sounds, conversations, and data about our politics, our histories, ourselves. It transforms audiences into active participants. It opens the door for documentaries to become living, changing, and constantly evolving works.

Se desiderate avere maggiori informazioni a riguardo vi consiglio di visitare il sito ufficiale di Living Docs, dove, grazie anche al blog ufficiale, potete seguirne gli ultimi sviluppi.

A presto,

Massimiliano

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Business e Open Source: Red Hat arriva ad 1 miliardo di ricavi

La notizia era da tempo nell’aria. Già in passato infatti, alcune riviste (tra cui le famose “Forbes” e “Business Insider”) avevano predetto incassi record per Red Hat nell’anno fiscale 2011.

Jim Zamlin, Executive Director della Linux Foundation, sul suo blog personale ha scritto:

“This achievement will finally put to bed the argument that ‘nobody can make money with open source.’”

Ed è proprio così, perché oltre a Red Hat ricordiamo che c’è un universo di piccole, medie e grandi imprese che hanno fondato il proprio modello di business basandosi su prodotti o meccanismi Open Source. Si tratta di imprese che, in alcuni casi, stanno rivoluzionando (o hanno rivoluzionato) interi settori.

La storia di Red Hat ha comunque qualcosa di affascinante: poche imprese hanno saputo interpretare le necessità del mercato dell’IT come ha fatto l’azienda dal Cappello Rosso.

Se desiderate capire come Red Hat sia arrivata – dopo nemmeno vent’anni – a diventare leader nel mercato delle soluzioni software aziendali, consiglio vivamente il bellissimo articolo apparso su Ars Technica, dal titolo “How Red Hat killed its core product—and became a billion-dollar business“.

A presto,

Massimiliano

Un piccolo traguardo raggiunto

Pochi giorni fa, su “The Big Cloud Project” ho ricevuto la millesima visita in poco più di quattro mesi di attività. La partecipazione (di questi ultimi due mesi soprattutto) è stata altissima e cresce di post in post.

Con questo volevo ringraziare tutti coloro che leggono i miei articoli, specialmente il piccolo gruppo di followers affezionati che mi segue ad ogni post e mi sprona tutti i giorni a migliorare. Ringrazio anche chi, con le sue segnalazioni, ha contribuito al primo piccolo successo di questo blog.

Nei prossimi mesi spero di trovare il tempo per aggiungere nuove features e migliorare la struttura del blog. Cercherò anche di introdurre qualche piccola “chicca” che spero sia gradita, soprattutto ai miei followers più affezionati.

A presto,

Massimiliano

Make4Cash, finalmente un concorso per Makers anche in Italia

Sempre riguardo ad Arduino, Made in Italy ed elettronica Open Source, volevo segnalarvi un’iniziativa estremamente interessante della rivista “Elettronica Open Source“, in collaborazione con “Elettronica In“. Si tratta di Make4Cash, un concorso per inventori e makers, specialmente (ma non esclusivamente) rivolto ad appassionati di Arduino.

Il concorso mette in palio 1000 euro, più la possibilità di veder pubblicato il proprio progetto sulle due riviste, che rappresentano una importantissima vetrina per tutti gli addetti ai lavori del settore dell’elettronica.

La caratteristica più importante del concorso è che sarà proprio la comunità di appassionati che ruota attorno alle due riviste a votare il progetto migliore tramite i social network, determinando così il vincitore del premio. Quando l’articolo sarà inserito sulla rivista on-line “Elettronica Open Source”, i membri della community potranno votarlo a suon di “mi piace”, “retweet”, condivisioni su Linkedin e Google +. La somma delle menzioni su ognuno dei social network rappresenterà il mezzo con cui verranno espresse le preferenze.

Make4Cash, oltre che essere un’iniziativa volta a stimolare l’interesse e la partecipazione a progetti di elettronica Open Source nel nostro Paese (si tratta della prima iniziativa del suo genere), è anche l’esempio perfetto di come si possono utilizzare al meglio i social network per una strategia di marketing virale, in maniera semplice ed efficace.

Se desiderate maggiori informazioni o partecipare al concorso vi consiglio di visitare la pagina ufficiale di Make4Cash.

Ringrazio Emanuele Bonanni, fondatore di “Elettronica Open Source”, per la segnalazione.

A presto,

Massimiliano

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