Posted in febbraio 2012

Innocentive: Open Innovation e Crowdsourcing per le innovazioni del Terzo Millennio

Ieri mi è stata segnalata una piattaforma per l’innovazione incredibilmente interessante e, devo dire, sorprendentemente poco nota nel nostro Paese.

Si tratta di Innocentive, un sito Web attraverso il quale imprese di ogni tipo pubblicano dei “challenge”, ovvero delle sfide riguardanti innovazioni di prodotto/processo di cui hanno bisogno, ma per le quali non riescono (o non hanno convenienza) a trovare una soluzione tramite la loro funzione R&S.

In sostanza, Innocentive potrebbe essere definito come un “intermediario dell’innovazione”, che mette in contatto potenziali innovatori con aziende che hanno bisogno di particolari soluzioni. Come payoff, gli innovatori (o “solver”, come vengono definiti) possono guadagnare premi in denaro anche considerevoli (da decine o centinaia di migliaia di dollari fino ad un milione di dollari).

Grazie a questa piattaforma, le aziende partecipanti sono in grado di:

  • Risparmiare tempo
  • Risparmiare denaro (il “solver” viene ricompensato alla risoluzione del problema, senza bisogno di sostenere tutti quegli investimenti in R&S che sarebbero altrimenti necessari)
  • Trovare soluzioni a problemi che non riescono ad affrontare internamente
  • Avere accesso ad una partecipazione diffusa riguardo ai “challenge” posti in essere.
  • Risolvere possibili problemi di comunicazione interna

I “solver”, d’altro canto, possono:

  • Lavorare quando, quanto e come preferiscono
  • Scegliere i “challenge” che più preferiscono
  • Sviluppare la loro creatività
  • Guadagnare fama e reputazione
  • Essere notati dalle imprese che pubblicano i “challenge”
  • Ottenere premi in denaro al momento della soluzione del “challenge”.

Innocentive, a mio avviso, rappresenta una delle migliori espressioni della potenza delle tecniche di Open Innovation e del Crowsourcing. Più in generale, grazie ai meccanismi di Open Innovation e Crowdsourcing, ora resi facilmente implementabili grazie ad una digitalizzazione che sta crescendo a ritmi incessanti ovunque nel mondo, le aziende stanno decentrando sempre più attività all’esterno, coinvolgendo un numero sempre più alto di soggetti, in attività sempre più complesse e “delicate”.

Internet e la “Open Source Way” stanno velocemente cambiando la società in cui viviamo. Con essa, sta cambiando anche il modo di fare impresa. Questo cambiamento è visibile soprattutto nelle start-up e nelle imprese di recente costituzione, ma anche nei “vecchi giganti” che si stanno aprendo a queste filosofie, comprendendo che rappresentano un’occasione per aumentare il proprio valore e condividerlo con gli stakeholders (e la società in genere).

Se andiamo a cercare i partner di Innocentive spiccano infatti Roche, Accenture, NASA: un segno che questo cambiamento viene ormai percepito anche da grandi player, che un tempo facevano della segretezza delle proprie strategie e dei brevetti uno dei punti cardine del proprio vantaggio competitivo.

A presto,

Massimiliano

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Iceland to Vote on "Crowdsourced Constitution"

Reblogged from Jack6Rider9:

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Legislative house of Iceland

Iceland, home of the world’s oldest continuously governing democratic body, the Althing, is breaking new ground in the democratic experiment while the world anxiously awaits the results.

In the summer of 2011, the Interwebs began buzzing with the most hopeful application of crowdsourcing yet: the Icelandic Constitution. In the wake of an economic meltdown not dissimilar to the one the brought the United States and the Eurozone to their knees, Iceland was told by all the experts that they needed to bail out the financial institutions or the Atlantic Ocean would swallow them up as punishment for debts incurred.

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I farmaci Open Source

Anche lo sviluppo dei farmaci, cosi’ come quello dei software, puo’ essere fatto in maniera ‘open source’. Ne e’ convinto Tomasz Sablinski, un ricercatore americano che ha appena lanciato alla OpenClinica Global Conference di Boston l’iniziativa ‘Transparency’, per creare il ‘Linux della farmacologia’.

Per leggere l’intero articolo potete continuare su:

http://www.giornalettismo.com/archives/205341/i-farmaci-open-source/

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Open Source Ecology: la Open Innovation al servizio dell’Umanità

Tranquilli, al mondo esistono ancora i filantropi!

Questo ho pensato, quando mi sono imbattuto nel sito “Open Source Ecology“. OSE è una community di agricoltori, ingegneri ed esperti che hanno unito le energie per creare un movimento che, nel tempo, è stato in grado di mettere a disposizione decine di progetti low cost di macchinari, know-how e piattaforme modulari, volte a rendere superabili per tutti le barriere che limitano l’accesso alla tecnologia e, non da ultimo, cercare di diffondere un modello di sviluppo rinnovabile.

La community del progetto è molto ben organizzata: per chi intende partecipare sono messi a disposizione un forum e il wiki ufficiale, mentre il blog tiene sempre aggiornati partecipanti e followers.

Open Source Ecology is a network of farmers, engineers, and supporters that for the last two years has been creating the Global Village Construction Set, an open source, low-cost, high performance technological platform that allows for the easy, DIY fabrication of the 50 different Industrial Machines that it takes to build a sustainable civilization with modern comforts. The GVCS lowers the barriers to entry into farming, building, and manufacturing and can be seen as a life-size lego-like set of modular tools that can create entire economies, whether in rural Missouri, where the project was founded, in urban redevelopment, or in the developing world.

Se volete una veloce infarinatura di come e perchè il progetto “Open Source Ecology” è partito, vi consiglio di dare un’occhiata al video di presentazione (presente anche sul sito ufficiale).

[vimeo http://vimeo.com/30171620

Mi sorprende sempre più quanto la “Open Source Way” stia creando un mondo migliore di giorno in giorno. Open Source Ecology è un progetto intrigante, destinato certamente ad un crescente successo.

Chi, in fondo, non vuole un mondo migliore?

A presto,

Massimiliano

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Caffè, crowdsourcing & social: ecco “My Starbucks Idea”

Da buon italiano devo dire che sono sempre stato un detrattore delle catene distributrici caffè “made in U.S.A.” Pochi giorni fa però, ho accidentalmente scoperto un interessante progetto iniziato poco tempo fa da Starbucks, che, devo dire, mi ha riempito di curiosità ed interesse.

Il nome del pogetto è “My Starbucks Idea“, e non è altro che un sito Internet dove i fan di Starbucks possono proporre e vedere attuate le proprie idee e i propri consigli nelle loro caffetterie preferite. Abbiamo già visto come questo tipo di iniziative possano accrescere il valore sia per l’azienda che per i consumatori nei post riguardanti la community ”Nel Mulino che vorrei” e nel post riguardante “Nike Plus“.

In sostanza, progetti come “My Starbucks Idea” non sono rivolti semplicemente alla ricerca di idee innovative da parte della clientela, ma in particolare ad instaurare un dialogo ed un rapporto con il consumatore. Da un lato, l’azienda colleziona informazioni preziosissime sui suoi clienti, dall’altro, essi ricevono come payoff: la soddisfazione di essere ascoltati; veder messe in pratica le proprie idee; condividere la propria passione per il medesimo argomento (fenomeno che se sfruttato bene è in grado di creare vere e proprie “consumer tribes“).

Ciò, oltre che creare legami tra azienda e consumatori, crea legami anche tra i consumatori stessi, allargando “l’esperienza Starbucks” anche al di fuori della caffetteria vera e propria.

Alcuni studiosi, tra i quali Kevin Roberts, scrittore del famoso testo “Lovemarks, the future beyond brands” sostengono che il successo dei top brands dipenderà proprio dalla loro capacità di saper instaurare una comunicazione bi-direzionale con i propri consumatori. Il progetto intrapreso da Starbucks, come quelli iniziati dalle aziende che ho citato prima, sono la riprova di quanto crowdourcing, Open Innovation e social Media siano strumenti potentissimi, in grado di giocare un ruolo fondamentale proprio nella costruzione di questo dialogo azienda-consumatore e consumatore-consumatore.

In questo “fiorire” di strategie basate su crowdsourcing e social media, è mio dovere citare anche pareri contrastanti. Come giustamente segnalato sul blog “Ramialsindi“, questo tipo di progetti possono nascondere rischi non indifferenti per le imprese che intendono intrprenderli. Non da ultimo, una disclosure così marcata riguardo alle ricette dei prodotti, secondo il blogger, potrebbe essere fonte di danni per l’azienda (favorendo la concorrenza), o addirittura potrebbe far sorgere contenziosi legali.

Cito testualmente dall’articolo apparso sul blog:

Business networking sites such as MyStarbucksIdea.com may seem risk-free, this can in certain situation make up a breach of confidential information, as the company is advertise their drinks recipes or customers may suggested some innovative ideas, competitors may uses these ideas or information against the company and this will lead to a loss of profits and confidentiality. Therefore, Starbucks directors need to introduce a comprehensive Social Media Policy to provide guidance to their workers and customers.

(potete trovare l’articolo intero qui)

Certamente, queste ansietà sono comprensibili: devono ricordarci quanto strumenti così potenti possano essere allo stesso tempo anche molto pericolosi. Facendo un bilancio però, credo che i benefici direttamente correlati a progetti simili compensino pienamente i rischi legati ad essi. Per un’impresa moderna, il rischio di isolarsi e di non stare al passo coi tempi è, a mio avviso, ben maggiore rispetto ai rischi che si corrono intraprendendo iniziative di questo genere.

A presto,

Massimiliano

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Open Innovation is good for Business

Vi riporto un articolo trovato sul sito opensource.com. Purtroppo non ho avuto il tempo di fare un breve riassunto in italiano, per cui mi scuso con chi non parla inglese.

Open innovation is an area only beginning to enter mainstream enterprises, despite years of success in open source communities. It allows people both inside and outside the company to get involved and collaborate on new products and processes that result in beneficial change.

Dr. Andrew McAfee, who coined the term “Enterprise 2.0,” recently highlighted “open innovation” as an area ripe for mainstream business adoption. Organizations that want to find fresh approaches to their business processes, product or service offerings are encouraged to look outside traditional sources of expertise and be receptive to new contributors.

A research paper released last month by the McAfee-led AIIM Task Force on Social Business and Process Innovation, showed high levels of satisfaction for early adopters, but still found significant levels of reluctance to engage with external stakeholders such as customers, partners or prospects.

Through its case studies and survey results, the McAfee research reveals open innovation is working for its practitioners who report consistently satisfactory outcomes. Forty-eight percent of respondents engaging in open innovation reported major changes to internal processes, while 34 percent reported positive changes to external offerings.

Potete trovare il resto dell’articolo all’indirizzo http://opensource.com/business/12/2/open-innovation-good-business

A presto,

Massimiliano

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